Bocce mondiali: Zidane & Kiwane


Il basket è superiore al calcio. Voi lo sapete: la Forza scorre potente nella palla al cesto mentre il football, per bello che possa essere, è per le menti deboli.
Vogliamo l'ennesima controprova? Ecco, prendiamo il caso Zidane.

Quattro giorni che ce le sfrantumano: cosa gli avrà detto Materazzi? Quali terribili parole? Quali oltraggiose offese? Ah, le provocazioni! Ah, il razzismo! Ah, l'inchiesta! Ah, la moviola! Ah, la tauromachia...
Da una parte il padre di Zidane che dice che forse le cose gravi sono altre e dall'altra la madre che vuole mangiare baguette e zebedei di Materazzi.

Finalmente oggi Zizou, ripresosi dall'orrendo trauma, ci dice che addirittura gli è stato detto che avrebbe la sorella e/o la mamma di facili costumi, non una ma forse 3 volte. La provocazione è tale da giustificare qualsiasi reazione.
Rispettiamo il trauma di Zidane e quindi non osiamo chiedergli cosa gli avesse mai detto il giocatore dell'Arabia Saudita a cui aveva rifilato tacchettate a profusione nella schiena durante il Mondiale del 1998. O il tedesco preso a craniate in Coppa dei Campioni.

La cosa che ci fa un po' ridere è che Zidane è sempre stato circondato da questi fremiti di ammirazione terzomondisti come esemplare parabola del povero immigrato che dai quartieri periferici e pericolosi di Marsiglia arriva fino alla massima gloria di simbolo della Francia tutta. Ecco spiegatemi: questo gioca a calcio da 25 anni, cresce nei quartieracci, giocando a calcio tutto il giorno e in tutto questo tempo Materazzi è il primo e l'unico ad avergli detto le brutte parole: in che favola?
Perlomeno una volta c'era Sivori che le pigliava, le rendeva con gli interessi, veniva espulso e nessuno, lui per primo, rompeva le scatole con il razzismo, la sociologia, le provocazioni e le seghe mentali bimani.
Adesso invece c'è Zizou che ogni tanto fa semplicemente il gran figlio di mignotta però non si può dire...

Ma dicevamo della superiorità del basket. Nel basket, soprattutto nel basket che si gioca di là dall'oceano, quello di strada ma anche quello NBA di solito non capita che il tuo avversario ti dica che hai la mamma mignotta o la sorella chiacchierata.
No.
Ti descrive proprio per filo e per segno con dovizia di particolari come, con la suddetta mamma e/o sorella, egli si sia intrattenuto carnalmente fino a pochi minuti prima della partita e di come sia intenzionato a riprendere il discorso interrotto appena dopo aver abusato anche di te sul campo da gioco.
Il racconto è inevitabilmente lungo e quindi i migliori narratori non fanno differenza tra l'essere in attacco o in difesa, premurandosi anche di intervallare lo svolgimento con annotazioni sapide e sagaci sulle tue deficienze cestistiche e sui tuoi evidenti difetti fisici.
Tutto questo diciamo con il massimo rispetto del tempo effettivo, quindi le migliori esibizioni possono anche durare un bel due ore.

E' la nobile arte del Trash talking, patrimonio orale dei fratelli di colore ma non solo giacché pare non ci fosse lingua più lunga di quella di quel redneck mezzo pel di carota chiamato Larry Bird.
Nelle partite NBA non mi pare si veda gente che sbrocca al primo "Son of a bitch" o "Motherfucker" che sia, si vede gente che se le canta e se le suona alla grande ma se le suona da uomini: negli ultimi playoff NBA ho visto degli interventi per cui adesso nel calcio starebbero chiedendo esecuzioni sommarie, confisca dei beni e damnatio memoriae e non mi pare siano ancora li a menarsela.

Una volta si diceva che il calcio non è sport per signorine. Poi se lo sono dimenticato ed è diventato lo sport delle checche isteriche, con tutto il rispetto sia per le checche che per le isteriche.
E non si dice nemmeno più Arbitro! Arbitro! ma Televisione, televisione! Mi ha detto le brutte parole, è vero che ho fatto bene a graffiarlo e prenderlo a borsettate?

Ma detto ciò torno al mio basket che è superiore. Siccome è superiore andrebbe seguito da giornalisti superiori, ad esempio sul più importante quotidiano sportivo nazionale.
E invece dopo aver scoperto l'esistenza del Maccabi Livorno (ma va beh, sono passati 17 anni...) oggi leggo la Gazzetta e scopro che Bulleri gioca la Summer League di Las Vegas e, guarda un po' i casi della vita, sta giocando con quel Ruben Douglas che solo un anno fa con il suo tiro all'ultimo secondo gli ha negato lo scudetto.
Pensa te che ignorante che sono da non ricordare che il Bullo prima si è fatto eliminare con la Benetton e poi è subito passato a giocare la Finale con Milano: è questa ignoranza che mi impedisce e mi impedirà sempre di scrivere sulla Gazzetta dello Sport.

Mentre Sasha, Colde e Bullo palleggiano fra tavoli verdi, slot machines e parquet a Milano viene annunciato l'acquisto di Kiwane Garris, fresco finalista con la Fortitudo e già play di Reggio Emilia.
Diciamo subito che tanto per non perdere una bella abitudine parliamo di un giocatore di 31 anni e non propriamente un mostro di atletismo puro.

Ma Garris si presenta come un buon giocatore, capace di una stagione da protagonista anche offensivo a Reggio Emilia così come di ricoprire un ruolo più di metronomo a Bologna. Da notare che in questi due anni ha un saldo pari tra palle perse e recuperate, un segnale di giocatore d'ordine che fa buone scelte, senza troppi azzardi.
E' chiaro che non si tratta di Edney e questo potrà essere allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio nelle dinamiche della squadra: non essendo Edney lo potresti anche far partire dalla panchina senza traumatizzarlo, ma, d'altro canto, potresti traumatizzare qualcun altro facendolo partire in quintetto.

Lasciatemi notare una cosa: se oggi prendiamo un Garris da affiancare a Bulleri, la scelta di Montecchia lo scorso inverno era sbagliata sullo specifico giocatore ma non sulla filosofia. O no?

Ritengo l'acquisto di Garris un acquisto sensato (oddio, non so il prezzo: spero sia un prezzo sensato...) perché vedo in lui caratteristiche complementari a Bulleri anche se c'è sempre il rischio di un mismatch fisico soprattutto difensivo.
Mi dispiace però che per l'ennesimo anno non si capisca la politica dell'Olimpia nei confronti di Cavaliero che si trova ancora ad essere il terzo playmaker.

Per me il buon Daniele è un play in quanto giocatore con il gusto del passaggio anche se da play qualcosa gli manca ancora nell'atteggiamento e nella sicurezza. A Roseto senza pressioni di concorrenza e minutaggio ha fatto un buon finale di stagione con buone cifre: che spazio potrà avere l'anno prossimo a Milano? Riciclarsi dietro Calabria come guardia? Scegliere un altro anno in prestito? E quando farlo tornare allora? L'anno prossimo dietro Bulleri? Sono giocatori complementari?

Ripeto sono un po' preoccupato perché mi sembra di rivedere il caso Mordente. Che non è il nuovo D'Antoni come non lo è Cavaliero ma a Treviso ha dimostrato di poter essere un buon giocatore anche in squadre di vertice. Era nostro e per tutta una serie di motivi, che non sono colpe specifiche ma circostanze forse derivate da poco coraggio, è stato in pratica perduto.

Benvenuto Garris dunque ma comunque il Popolo vuole di più, non è ancora contento. Continuate dunque ad ascoltare il suo grido:

GASAGA FIGO!

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