Bocce ferme: Giuseppone, non sono più i bei tempi dei centri


Una premessa. Personalmente a me Joseph Blair sta simpatico. Che non vuol dire che ci troviamo a cena insieme ma che da sempre l'ho trovato un personaggio positivo: uno dei pochi americani che ha imparato molto bene l'italiano, uno sempre disponibile nei confronti dei tifosi piccoli e grandi, uno che dall'esperienza con gli Harlem Globetrotters si è portato dietro l'essere giocatore di basket e personaggio anche in una dimensione appunto "giocosa".
Sono considerazioni che stanno su un piano diverso rispetto alle valutazioni tecniche ma è una cosa che ho sempre apprezzato, soprattutto pensando a tutti quei giocatori che sembrano vivere come un mal di pancia il contorno della loro professione.

Detto questo andiamo al nocciolo della questione: Blair vale 600K di contratto? Vale il rinnovo anche per l'anno prossimo a quella cifra o a una cifra ridotta ma difficilmente dimezzata?
La risposta è no. Nettamente no.

Ma la risposta è no come derivazione di un ragionamento più ampio. Cioé credo che oggi come oggi nel basket un centro classico come Blair non sia più un fattore fondante, non sia più un differenziale tale da giustificare un certo tipo di investimento.

Facendo un sillogismo non troppo impeccabile:

  • Nel basket attuale i centri non sono più "centrali"
  • Blair è un centro.
  • Blair (e il suo stipendio) non possono essere centrali

La mia è qualcosa a metà fra la sensazione e la convinzione. Mi piacerebbe avere il tempo di fare uno studio approfondito sulle statistiche degli ultimi anni per vedere se e come l'impatto di un certo tipo di giocatore sia andato a diminuire ma mi accontento di suggerire quelli che mi sembrano forti indizi.

Quel tipo di giocatore che da quando il basket è basket è sempre stato considerato fondante e imprescindibile: avete fatto caso come l'aggettivo dominante per consuetudine è sempre stato attribuito ai centri e praticamente mai agli altri ruoli?
Il centro ovvero, semplificando ma per capirci, un giocatore alto e/o grosso e/o potente, offensivamente pericoloso tendenzialmente solo spalle a canestro, a rimbalzo offensivo o sugli scarichi. Piuttosto limitato fronte a canestro e in generale dai 4 metri in su, certamente non tiratore da 3, a volte anche non tiratore di liberi. Rimbalzista più di potenza, di posizione e di altezza che per pura verticalità. Se passatore, passatore dal post basso. Un giocatore che sicuramente sui due lati del campo impone una fisicità, occupa spazio in lungo o in largo, "sposta" nel senso letterale della parola.
Il giocatore che in contropiede arriva solitamente per ultimo, appunto "a rimorchio" che è un termine bellissimo: arriva una cosa grande e grossa che si sta muovendo per inerzia, occhio che non è detto che sia in grado di sterzare, occhio che non è detto che sia in grado di frenare.

Io mi sto convincendo che nel basket attuale questo tipo di giocatore stia diventando obsoleto. O meglio, stia diventando un giocatore di complemento, un giocatore da special team come nel football americano, da utilizzare in contesti sempre più limitati e tecnicamente circoscritti.
Per fattori come il tiro da tre indubbiamente, che nasce proprio come antidoto allo strapotere dei lunghi. Ma se vogliamo c'è anche la enorme crescita atletica degli esterni: ai tempi in cui una guardia non era atleticamente prima ancora che tecnicamente in grado di eseguire il tiro in sospensione o anche semplicemente di tirare da certe distanze con efficacia era chiaro che la cosa più razionale era dare la palla al giocatore più alto il più vicino possibile a canestro (e allora nasce e poi si allarga sempre più l'area dei tre secondi).
Infine c'è un discorso arbitrale: mi sembra che sempre di più ci sia una bassa tutela dei gesti tecnici offensivi dei centri, sia nei contatti che sui raddoppi.
Ecco, a guardarla da una certa angolazione, il basket dalla sua nascita in poi sembra aver cercato di scontare il peccato originale di sport in cui altezza era molto di più che mezza bellezza.

Apro una parentesi che ci ricollega a Blair e ci permette di parlare ancora di questi fattori di cambiamento.
Leggo sul forum Olimpia una annotazione interessante:

    - 195 rimbalzi difensivi (di Blair), giusto una quarantina in più di Calabria. Altro grosso problema per la nostra squadra, a rimbalzo ci devono andare anche i piccoli per dare una mano al nostro lungo più grosso...

Io non darei per certo che Calabria prenda solo 40 rimbalzi difensivi in meno di Blair perché va a rimbalzo al suo posto anche se è verosimile che perso Singleton e con sostituti mediocri rimbalzisti l'Olimpia necessitasse di uno sforzo collettivo in questo ambito.
Penso piuttosto che in un basket che usa e abusa il tiro da tre cambino anche il tipo e il numero di rimbalzi disponibili, che ci siano più rimbalzi lunghi, più rimbalzi che escono dalle zone tipicamente battute dal centro e più facilmente finiscano in mano alle guardie o comunque agli esterni.
Ormai le partite in cui si tira più da tre che da due stanno diventando un evento non certo raro: sarebbe curioso provare a controllare come si distribuiscono i rimbalzi in rapporto alla distribuzione dei tiri.

Inizialmente la mia sensazione la limitavo al basket europeo perché pensavo che nell'NBA rimanesse ancora vivo e importante il discorso del centro dominante.
Con le regole NBA pur con gli ultimi aggiustamenti continuava ad avere senso avere il tirannosauro più forte del branco, da mettere in grado di sbranare il tirannosauro nemico li a pochi centimetri dal canestro. Palla sotto e battaglia di titani, se il mio tirannosauro è più alto, forte, cattivo e tecnico del tuo, parto avvantaggiato.
Pensate all'arma totale, pensate al gancio cielo di Lew Alcindoor alias Kareem Abdul Jabbar. Immarcabile per le altezze da cui partiva, immarcabile per la sua meccanica che metteva a protezione tra il difensore e il pallone tutta la larghezza delle spalle dell'attaccante.
Chi ha avuto la fortuna di vedere giocare in Italia Joe Barry Carroll che l'aveva nel suo repertorio ricorderà sicuramente quella sensazione di ineluttabilità che passava tra il suo ricevere la palla, eseguire quel movimento e segnare.

Ma devo dire che le Finali NBA tra Dallas e Miami mi hanno fatto pensare. Ero convinto che il mismatch tra la coppia O'Neal - Mourning rispetto a Diop - Dampier avrebbe spaccato nettamente la finale. Perché da una parte ci sono due dei centri più forti degli ultimi 10 anni (se non tra i più forti in assoluto della storia) e dall'altra due onesti mestieranti che al limite sembravano in grado di immolarsi fisicamente e nulla più.
Ma prima Dallas passa avanti 2 a 0 e poi Miami rimonta e vince ma non certo trascinata da The Diesel quanto dalla serie jordanesca di Wade. Per Shaq cifre oneste ma certamente lontane dal dominio che fu.

E' semplicemente il declino fisico di O'Neal e Mourning che non sono dei giovincelli? Merito della difesa di Dallas? Colpa dell'attacco e degli esterni di Miami non in grado di alimentare Shaq e Zo nei modi e nei tempi giusti?
O anche in NBA un certo tipo di giocatore sta diventando sempre più un giocatore tattico, che fa comodo avere, che può essere anche decisivo in certe circostanze ma non è più il fulcro del gioco.

Trovo sul sito NBA questa considerazione al proposito:

    Orlando Assistant GM Dave Twardzik:
    "Years ago, every team needed a seven-foot center, and I don't see that anymore. I see teams playing smaller guys in the backcourt too."

Giocatori più piccoli, più mobili, più interscambiabili con i compagni mi viene da aggiungere. Giocatori che appunto si allontanano sempre più dallo stereotipo del centro classico che era un giocatore alla fine estremamente specializzato, praticamente in preda al terrore fuori dal suo territorio.

Che questa tendenza si stia spostando anche da noi lo suggerisce questa nota che ho letto sulla finale Benetton - Fortitudo e su Dalibor Bagaric in particolare:

    ...Alla base di questi alti e bassi ci stanno sia motivazioni tecniche che psicologiche. Inutile ricordare come il giocatore sia stato costantemente provocato nelle cinque gare di semifinale contro Napoli, provocazioni che gli arbitri non hanno ritenuto di dover sanzionare, nonostante le telecamere di Sky le abbiamo documentate. Le motivazioni di tipo tecnico invece, sono principalmente due: una riguarda le caratteristiche della Benetton, l'altra, invece, è legata al gioco fortitudino. Treviso è piena di lunghi dinamici che sulla marcatura fanno correre in lungo e in largo il gigante biancoblù fino a perderlo per strada e trovandosi poi liberi per andare a segnare un canestro. Da questo punto di vista la scelta di Blatt di sostituire Popovic con Bryant, si è rivelata azzeccata: in finale è la mobilità della Benetton a mettere in crisi la Fortitudo...

Non credo di bestemmiare dicendo che per la somma di fisico, tecnica, età ed esperienza Dalibor Bagaric era potenzialmente il miglior centro del campionato italiano degli ultimi due anni.
Eppure nella Fortitudo è sempre stato utilizzato con il contagocce, tatticamente, Repesa non ha mai pensato che potesse e dovesse essere il perno della squadra e del gioco.

Torniamo al nostro Blair. Che sicuramente non è Joe Barry Carroll. E non è nemmeno il miglior Rusconi, quello che fu MVP del campionato.
E' un centro discreto che come reale peculiarità ha sempre avuto una buona capacità di corsa e velocità rispetto alla stazza, un giocatore che rispetto ad altri del suo ruolo può essere più facilmente parte attiva in un sistema di gioco votato alla velocità e al contropiede.
Attualmente con l'età la sua velocità e il suo atletismo stanno diminuendo e quindi più chiaramente si vede un bagaglio tecnico appena sufficiente.

Andiamo a leggere le classifiche della valutazione individuale per l'annata conclusa. Come sapete la valutazione è una statistica complessiva abbastanza sbilanciata a premiare più i lunghi che i piccoli: nel nostro caso si tratta quindi di un parametro utile.
Blair è stato 14esimo assoluto per valutazione, il primo per valutazione del roster Olimpia. Ci sono stati altri centri e ali/centro migliori di lui: Kebu Stewart di Cantù primo, Brandon Brown di Avellino terzo, Jack Martinez di Roseto terzo, Pervis Pasco di Teramo nono. Tutta gente che possiamo dare per certo prenda molto meno di lui.

Ma attenzione, andiamo a notare anche un particolare: Blair è il primo centro, centro classico o ala/centro in classifica che fa parte di una delle prime otto squadre del campionato. Quasi a significare che non ci sia una correlazione tra l'avere che un centro che produce certe cifre e i risultati di squadra.
In tutte le altre squadre di fascia alta o non c'è un centro vero e proprio o ci sono centri dediti più che altro al lavoro oscuro soprattutto in difesa, non centri protagonisti, non centri finalizzatori, non centri che fosse solo per lo stipendio devi considerare come imprescindibili.

Ricapitolando questa somma disordinata di impressioni, ribadisco che i soldi stanziati per Blair l'anno prossimo sono sprecati o quantomeno mal indirizzati. Ma sarebbero sprecati e mal indirizzati anche se andassero a Bagaric o ad altri centri con caratteristiche similari.
Faccio un paragone per spiegarmi con il discorso fatto su Bulleri: io non darei quei soldi a Bulleri ma come filosofia credo che nel basket attuale ci stia dare quei soldi a un play e a un play realizzatore.
Qui, oggi come oggi, non solo non darei quei soldi a Blair ma non li darei proprio a un centro che sia un centro più o meno classico, fosse pure Joe Barry Carroll o il miglior Rusconi perché credo che forse anche JBC o il miglior Rusca non sposterebbero proporzionalmente in questo basket.
Prenderei un centro a uno stipendio adeguato a un giocatore che avrà tendenzialmente un ruolo oscuro, che probabilmente avra anche un minutaggio tattico, che probabilmente dovrà accontentarsi di difendere e prendere rimbalzi e su quei rimbalzi segnare qualche punticino.

Quel centro potrebbe anche essere Blair ma appunto a uno stipendio adeguato: del buon Joseph, sapendo che prende la metà del suo stipendio attuale, che non è il primo o il secondo stipendio del budget forse saremmo più contenti.
Allo stipendio attuale, anche ridotto, viene automatico aspettarsi che faccia la differenza.

Ma la differenza penso si faccia in altri ruoli di cui parleremo prossimamente.

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