Bocce ferme: Natali? Bocciato!


Nel campo di bocce che frequentiamo diciamo che l'opinione non è che Natali andrebbe bocciato, semplicemente spinto via, allontanato. No: andrebbe proprio polverizzato, puff e non lo si trova più tra le palle, pardon tra le altre bocce.
I motivi ci sembrano così evidenti e molteplici da essere lapalissiano che il buon Gino dovrebbe accomodarsi altrove.

Ma l'Italia è un paese curioso dove tanto più sono evidenti colpe e responsabilità, tanto più gli interessati sono capaci di dirsi innocenti anzi vittime, vittime di complotti o al minimo della sfortuna. Tutti bravi guaglioni, figli e'mammà, tutta gente che se ha sbagliato (ma non ha sbagliato, al limite è un equivoco, una interpretazione, un accanimento giudiziario…) l'ha fatto per troppo amore o per difendersi dai poteri forti.
Quindi va da sé che ufficialmente oggi come oggi Natali è bravissimo, abilissimo, capacissimo. Al massimo ma proprio al massimo è stato sfortunato ma vogliamo dare contro a qualcuno solo perché è stato sfortunato? Non sia mai: noi gli confermiamo piena fiducia così che possa risollevarsi dai colpi della sorte.

In questi giorni continua venirmi in mente questo siparietto. A inizio anno in non ricordo quale trasmissione Giorgio Micheletti che risponde alle critiche giunte sull'incapacità di Gino Natali dicendo più o meno "Ma no, Natali è il Moggi del basket".
Uno adesso chiaramente sta qui a chiedersi cosa intendesse: gli faceva un complimento? lo difendeva? Lo insultava? Ci diceva di stare attenti? Diceva una minchiata?
Voto l'ultima ipotesi: perché le squadre di Moggi, seppur sicuramente con larghissimo apporto di pratiche truffaldine se non criminali, vincevano e vincono. Mentre le squadre di Natali tutto questo palmarés non lo vantano proprio...

Al limite Natali è un Moggi wannabe, uno che vorrebbe essere visto come il grande manovratore, il grande esperto, il regista occulto, uno che vorrebbe ricevere tante telefonate di gente che gli chiede come muoversi, cosa fare, dove andare, che spera di essere ricevuta e benedetta.
Ma appunto, non lo è. Non lo è diventato a Roma e non lo è diventato nemmeno a Milano, non lo è diventato nella grande città e non lo è diventato nella grande città e nella società storica.
Il mercato non lo fa Natali. Natali è una pedina che sul mercato viene manovrata ad arte da altri, un pedina che oggi tutti voglio manovrare perché è una pedina danarosa a cui è facile rifilare "affari" e "occasioni".

Ma cerchiamo di fare un punto tecnico sull'operato di Natali a Milano.
Innanzitutto non faremo esercizi di distinguo del tipo "Ma Caio è stato voluto da Pippo, Tizio in realtà l'ha preteso Paperino, è stato Pluto a confermare Sempronio...".
Non li faremo perché bisognerebbe basarsi su una serie di fonti che non sarebbe possibile verificare, su una serie di voci che non potrebbero essere oggettive.
Mentre di oggettivo c'è che Natali è il GM dell'Olimpia, viene pagato lautamente come GM dell'Olimpia e quindi si deve assumere tutte le responsabilità di GM dell'Olimpia. Se mi si viene a dire che certe scelte non sono colpa o merito di Natali non vado nemmeno avanti: se Natali è un fantoccio tanto più è evidente che vada rimosso e sostituito da qualcuno che faccia il lavoro di GM come deve essere fatto.

Due principali critiche vengono fatte riassumendo a Natali: non conoscere il mercato USA e quello estero in generale e fare squadre "vecchie" e tendenzialmente poco atletiche.
Per essere precisi e tassonomici siamo andati a vedere che nei 4 anni di Natali, escludendo i giovani che erano nei 12 a fare numero, sono arrivati (o sono stati scelti, acquistati o confermati visto che considero anche Marlon Garnett piuttosto che Martin Rancik che era una eredità di Cappellari) 34 giocatori. 

Di questi 34 giocatori solo 5 non avevano mai giocato in Italia: Garnett, Simpkins, Udrih, Maravic e Schultze.
Marlon Garnett è un buon giocatore, forse fragile fisicamente e non propriamente un combattente o un leader ma sicuramente nel complesso un buon giocatore come ha avuto modo di dimostrare negli anni successivi. Beno Udrih è un ottimo giocatore oggi e infatti gioca a San Antonio in NBA. Non era sicuramente quello "forte veramente" che serviva subito alla Breil due anni fa dopo la cacciata di Naumoski essendo completamente fuori forma e fuori ritmo. Un gran bel favore che Natali fece ai potenti agenti del buon Beno, un lauto stipendio per rimettersi a lucido prima dello sbarco negli Usa, un caso esemplare se vogliamo chiederci se e come Natali si muova nell'interesse dell'Olimpia...
Simpkins, Maravic e Schultze rientrano nella categoria degli onesti mestieranti, giocatori che non spostano nessun ago della bilancia nel bene e nel male.

Questo è tutto quello che Natali come GM di una delle società comunque più note a livello europeo è riuscito a pescare dall'estero: non credo sia nemmeno necessario fare un confronto con i giocatori "scoperti" da Cantù o da Treviso negli stessi anni. E non dico Cantù e Treviso a caso ma proprio per fare presente come non sia questione di soldi, di obbiettivi o di vetrina internazionale ma di capacità e organizzazione.

Quanti atleti veri ed eccellenti c'erano in questi 34 giocatori? 

Singleton indubitabilmente. Poi Rancik mi viene da dire ma non l'ha scoperto Natali. Mettiamoci, sforzandoci anche Shumpert... Poi? Poi al massimo mi vengono in mente gli atleti in declino più o meno evidente tipo Sconochini, Kidd, Sellers o Blair. Poi al massimo si può dire che per la stazza McC o Bulleri sono ottimi atleti ma questo non toglie che siano in generale sottodimensionati.

Questi 34 giocatori nell'annata in cui sono arrivati a Milano avevano una età media di 29 anni. I nostri USA in questi 4 anni (10: Blair, Cooper, Garnett, Grant, Kidd, McCullough, Sellers, Shumpert, Simpkins, Singleton) avevano una media di 28,3 anni.
Gli italiani, di scuola o di passaporto, avevano una media di 29,8. Gli europei, anche qui di scuola o di passaporto, un media di 28,6. Le 5 nostre "scoperte" avevano una età media di 25,2 anni.

Pochi? Tanti? Facciamo dei confronti sul periodo recente escludendo anche i qui i giovanotti che fanno solo numero: Fortitudo campione d'Italia 2004-2005 età media 23,9 anni, Siena campione d'Italia 2003-2004 età media 28,1, Treviso campione d'Italia 2002-2003 età media 26,1, Treviso campione d'Italia 2001-2002 età media 24,8.
La Benetton che ci ha eliminato quest'anno ed è arrivata in finale ha una età media di 24,4 anni.
E' un dato, come ogni singolo dato non spiega tutto ma è un dato: chi ha vinto negli ultimi 4 anni aveva una squadra mediamente più giovane del giocatore tipo di Natali. A volte molto più giovane.
Si può vincere contro tendenza? Forse. L'anno scorso ci siamo andati vicino ma come direbbe De Gregori, vicino non è ancora abbastanza.

E' inevitabile che un GM privo di qualsiasi capacità di scouting finisca per prendere giocatori "vecchi", giocatori già visti e già visti nel cortile di casa. Ed è ugualmente inevitabile che finisca per pagarli più del dovuto perché opera con criteri antieconomici in un mercato che lui stesso limita in ampiezza e profondità.
Un ragionamento ulteriore: è assurdo pensare che in quanto Olimpia Milano possiamo muoverci prendendo con la leva economica giocatori scoperti e verificati e lanciati da realtà più piccole o in generale altrove in Italia. E sarà assurdo fino a quando Spagna e Russia complessivamente come movimento avranno capacità economiche molto superiori: Jerome Allen andrà in Russia, Kebu Stewart pure, altri li seguiranno. Ad esempio non mi stupirei per niente se a breve per Lynn Greer arrivassero offerte clamorose dalla terra di Putin.

Non illudiamoci dietro il dito Gallinari o Cavaliero: con Natali il futuro dell'Olimpia ad alto livello considerando anche solo il campionato è segnato poiché saremo nelle mani di una persona completamente esclusa dalle logiche e dalle dinamiche attuali del mercato italiano ed europeo. Danilo e Daniele possiamo sicuramente sperare e credere che diventeranno fortissimi ma stiamo pur certi che non sono due "affari" o due colpi di bravura nel pagare poco quello che renderà tanto.
Le società italiana tutte potranno sopravvivere ed eventualmente un giorno prosperare nella prospettiva di allevare o di scoprire giocatori giovani e/o misconosciuti e/o sottovalutati, non certo pensando di vincere le aste per le presunte stelle.
Le due finaliste di quest'anno sono una lezione in questo senso: Zisis per Bulleri, Becirovic e Garris per Basile e Vujanic, Slokar e Bryant per Marconato, Watson per Smodis e i risultati non sono stati nettamente peggiori rispetto all'annata precedente.
Natali ha le capacità per fare questo tipo di scelte che sulla carta dovrebbero essere tutte scommesse perdenti? Ci sono tutti gli elementi per dubitarne.

In quattro anni si può dire che abbia fatto 2 squadre buone e 2 squadre fallimentari. Ma quello che sulla carta è un 50% va analizzato meglio.
Perché specularmente, due volte su due, Natali è riuscito a non capitalizzare il buono di una annata nell'annata successiva che è invece diventata regolarmente peggiore della precedente. Un po' come se giocando a poker ti capitano due mani buone ma nel momento in cui, al di là della fortuna devi fare delle scelte, si capisce che non sei certo Stu Ungar.
Il mandato di Natali per l'annata Breil e per la seconda annata Armani era migliorare i risultati precedenti e per due volte si è arrivati ad esonerare l'allenatore, ad operare una serie di cambi in corsa di scarso o nessun impatto, a peggiorare i piazzamenti finali, a spendere soldi a fondo perduto senza impostare una base per il futuro.
E due su due a casa mia diventa il 100%, due volte su due in cui Natali non ha capito cosa funzionasse e cosa no, cosa andava tenuto e cosa cambiato.

Se è sfortuna via Natali perché Napoleone non voleva generali sfortunati e se è lui che ha sfiga, dispiace ma per favore avanti un altro.
Ma sfiga non è, è incapacità tecnica e le colpe non possono essere girate semplicemente su allenatori e giocatori, sulla fortuna di un canestro o sulla sfortuna di un ferro.
Che sono quelli che vanno in campo e da cui tutto dipende ma se allenatori e giocatori possono fare i miracoli e i disastri in ogni tipo di situazione le grandi società sono quelle che riescono a costruire una continuità che prescinde fin dove è possibile da miracoli e disastri di giocatori e allenatori.
Io mi sono stufato di dover dire che come società Cantù, Biella, Treviso e Fortitudo sono anni luce più avanti di noi, società che non buttano il denaro dalla finestra, poco o tanto che sia.

E siccome sono stufo non rimarcherò la serie di improbabili uscite a mezzo stampa tipiche di Gino Natali in questi 4 anni, dalla congiura degli arbitri veneti ai 50 consulenti di mercato, 25 a testa per Grant e Montecchia. Vi consiglio però di leggere le ricette di Dan Peterson per evitare che nel basket si riproduca il sistema Moggi: niente parenti, nessun agente con giocatori e allenatori, niente agenti - consulenti di mercato, niente GM che fa l'agente, un GM non deve avere un agente.
Ricetta che non dice che gli agenti sono Belzebù ma piuttosto ricorda un antico proverbio milanese che recita "Offellee, fa el tò mestè".
Leggeteli che forse almeno a voi non verrà mai lo sghiribizzo di mettere l'agente di Simpkins sulla panchina dell'Olimpia Milano.

E' in atto una raccolta di firme per chiedere la sostituzione di Natali. Una civile, libera e sana mozione di sfiducia da parte della tifoseria milanese. Che siccome è milanese non sta sfiduciando lo "straniero" ma l'incapace e l'ignorante.
Perché con la sua patetica difesa, il signor Gino Natali ha dimostrato ancora una volta la sua ignoranza: sa da dove veniva Sant'Ambrogio, signor Natali? Da Treviri, Germania. Come Sven Schultze, esatto, però un po' più forte nel suo campo.
E Bogoncelli da Trieste come Rubini. Eccoli gli "stranieri" rifiutati dalla mia citta...

Questi sono i fatti, queste sono le firme. Se qualcuno che ne ha la possibilità ne terrà conto e agirà di conseguenza sono sicuro che ne avrà merito e stima imperitura.

P.S.: Sempre a proposito di agenti, mi permetto di consigliare le letture petersoniane di cui sopra e il ripasso del suddetto proverbio anche a chi pensa che in realtà siamo già a posto perché dall'est è arrivato un cavaliere con i suoi fidi scudieri e sodali dai molti talenti e conoscenze.
Le regole, quelle regole valgono per tutti, siamo tutti Offellee ed è meglio pensare a fare bene prima di tutto il nostro lavoro.

Da una chat su Telebasket del 2001 di Franco Casalini:

    Pippo: Caro Franco,
    sono sempre stato un tuo grandissimo estimatore ma.......una mia fonte mi dice che il tuo ultimo anno a Milano (la Milano dei bei tempi) quando hai preso Orlando Graham avresti invece potuto prendere un giocatorino che ancora dice la sua sui campi Italiani ed Europei!!!!! Non faccio nomi ma.......è vero?
    Franco: Caro Pippo, il problema non era Graham, bensì il vice-allenatore: dovevo sostituire Faina con un certo Meller (lo conosci?) e probabilmente sarei ancora allenatore di Milano. Ciao!
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