I regali di Natali


Vince Lombardi, leggendario allenatore di football americano diceva che "vincere è un'abitudine, il problema è che anche perdere è un'abitudine". Matteo Refini che fu anche un leggendario condizionatore mediatico dice "Scrivere è una abitudine, il problema è che anche non scrivere è un abitudine".

L'Olimpia di quest'anno non ha preso l'abitudine a vincere. Per fortuna non ha preso del tutto quella di perdere ma comunque il bilancio attuale è un bilancio che non si può definire positivo. Non è positivo perché questa squadra doveva essere costruita per essere più forte di quella dello scorso anno. Ed è evidente che non lo sia: non è più forte atleticamente, non è più forte mentalmente, non è più forte tecnicamente anche se sulla carta dovrebbe avere giocatori più validi offensivamente.

Chi questa estate aveva il compito e le risorse per fare una squadra più forte di quella precedente? Gino Natali. Sarò draconiano ma mi sembra lapalissiano che il principale colpevole sia Natali con le sue scelte.
Ricordiamo che l'evidenza di una squadra sbagliata non è di oggi dopo la sconfitta con Udine ma era già tale dopo lo stop con Teramo. Le ambiguità tecniche e le fatiche fisiche di Milano non potevano essere dimenticati pensando alle pur buone prove con Treviso o Barcellona.

A parte Bulleri che sta giocando bene ma non è la superstar o l'uomo franchigia designato dal suo stipendio, tutti i nuovi acquisti stanno deludendo, in modi e percentuali diverse ma tutti indistintamente.
Fa specie doversi trovare dopo il match di Udine a pesare come decisive le assenze di Coldebella e Gigena.

Quando era scoppiata la crisi con tagli minacciati a destra e a manca, avevo ricordato l'anno Breil, i secoli impiegati a prendere una decisione sul mercato da parte di Natali e Corbelli, l'arrivo tardivo di un Udrih completamente fuori forma, praticamente strapagato non tanto per cambiare la nostra stagione ma per prepararsi alla sua futura carriera NBA.
Confermato obtorto collo Lino Lardo il dinamico duo dovrebbe stare cercando un lungo e/o una guardia play. In un mese e mezzo il nulla a parte l'insopportabile e ormai offensivo per tutti tormmentone Djordjevic.

A pensare a Natali sul mercato mi viene in mente un film di Woody Allen: ve lo ricordate Broadway Danny Rose? Woody faceva la parte di un agente di New York che curava gli interessi di un gruppo di artisti che più sfigati non si poteva ma che lui seguiva con affetto cercando per loro ancora un ingaggio, ancora un palcoscenico.
C'è sicuramente un grande fermento nei Danny Rose cestistici italiani: tutti gli agenti all'opera in Italia si stanno fregando le mani e spolverando le liste. Milano torna sul mercato e quale migliore occasione per cercare di piazzare giocatori bolliti o sopravvalutati o caratterialmente deboli o bisognosi di riprendersi da un infortunio?
Tipo Fucka ad esempio. Che per carità è stato un grande ma abbiamo bisogno di muscoli e atletismo e leggo per giorni e giorni che ci propongono il buon Gregor che visto contro il Barcellona è sembrato ancora più filiforme e decisamente in discesa.

A pensare a Natali sul mercato poi mi viene in mente che bisogna stare attenti a cosa scrive la Gazzetta.
La dipendenza di Natali dalla Gazzetta per cui se lo dice la Rosea è forte altrimenti no è talmente imbarazzante che è capitato un evento più unico che raro nella storia del giornalismo sportivo italiano, un giornalista che si scusa per aver scritto delle minchiate che hanno fatto dei danni reali.
Scusate ma vi siete resi davvero conto dell'importanza epocale del pezzo in cui Chiabotti si chiamava fuori per evitare accuse di correità in circonvenzione d'incapace? Ditemi se a vostra memoria si è mai visto qualcuno scrivere praticamente: "Scusate, in realtà pensavo che metà dei giocatori dell'Armani di quest'anno siano delle pippe però non l'ho mai scritto anzi li ho fatti premiare e osannare. Credevo fosse evidente che era tutto uno scherzo ma Gino invece ci crede a quello che scrivo e io temo di finire come Vanna Marchi e il Maestro do Nascimiento, accusato di abuso della credulità popolare..."

La cosa è praticamente passata sotto silenzio e dopo l'outing non è che Chiabotti abbia cambiato rotta. Insomma scrive sempre delle minchiate. Tipo nella cronaca della partita con il Barcellona chiusa tipo libro Cuore con lui che dichiara a gran voce che lui di fronte a Basile si alza sempre in piedi, altro che quei blasfemi del Forum di Assago che lo fischiano e spernacchiano.

Verrebbe da rispondere semplicemente ma siediti pirla che non ci vedo. Ma a noi piace articolare i nostri siediti pirla che non ci vedo. Nella partita in oggetto Basile con 15 punti è stato il migliore del Barcellona. Ok bravo.
Tirando 13 volte, 4/11 da 3. Ma era stanco ci dice Chiabotti, spremuto, povero caro che Ivanovic l'ha fatto riposare solo 3 minuti e giocare 35 prima di uscire per falli.

Il giocatore di fronte al quale bisognerebbe sempre alzarsi in piedi per ora in Eurolega tira con un sontuoso 29,3% da tre punti. La percentuale tipica di un grande specialista sicuramente, guarda caso la peggiore di tutta la carriera: dopo la partita da omaggiare in piedi si è segnalato con un 1/6 casalingo nella sconfitta con il Maccabi. Il Barcellona partito per essere tra i favoriti dell'Eurolega (d'altronde ha preso Basile...) ha 3 vittorie e 5 sconfitte, giusto una vittoria in più di Milano...

Chiabotti scrive minchiate, Natali le legge, agisce di conseguenza e noi lo prendiamo in quel posto.
Il classico circolo virtuoso.

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