Chi più spende, più spende


Il mio amico Drazen ha sempre detto che leggendo ogni giorno la Gazzetta poteva tranquillamente dire di conoscere gli stessi giocatori del nostro Ginone Natali.
Insomma i grandi nomi. Che poi possono essere anche i grandi giocatori ma l'equazione non è sempre automatica: più automatico è che i grandi nomi siano grandi stipendi. Dicesi premium price, sono di marca, sono unico o meglio mi presento come unico, sono conosciuto e quindi mi paghi più della media.

Essere in Nazionale, ad esempio è uno dei componenti che concorrono al premium price per i giocatori europei così come essere ex NBA aiuta i giocatori USA (e pure quelli europei ormai...). C'era un GM lo scorso anno molto preoccupato dal fatto che la sua squadra, che pure era arrivata in finale, era scarsamente popolata di giocatori in nazionale, quando questo invece era un fattore capace di "aiutare" gli arbitri.
Ma l'anno scorso è l'anno scorso e quest'anno invece è quest'anno.

L'Armani Jeans edizione 2005/2006 sarà squadra super premium price quale può fare Gino Natali con i daneé, tutta di nomi ben noti alla Rosea. Una squadra fatta con il criterio del premium price diventa poi chiaro che sa solo vendersi con il criterio del premium price, vedi la monolitica e ben poco fantasiosa campagna abbonamenti, insoddisfacente non tanto in termini di prezzi quanto di proposta su un mercato difficile e concorrenziale come quello milanese.

Comunque son nomi talmente famosi che vien da sé che Corbelli parli già di scudetto praticamente obbligato.
E sinceramente smentirlo ha poco senso, non perché ci piaccia fare i bauscia ma perché, oggi come oggi, sulla carta e alla luce del mercato non ci si può nascondere e fare ancora finta di aspirare al ruolo di sorpresa. Poi la verità ce la dovrà dire il campo come sempre, vagliando se davvero il più costoso e il più famoso è il più forte.

Una mia valutazione in breve? Tralasciamo per un momento il discorso di rapporti tra qualità e prezzo. E' una squadra che sulla carta è sicuramente più forte e meglio congegnata di quella dell'anno scorso anche se non ne risolve un problema di fondo ovvero un atletismo generale inferiore alla media.

Riguardavo in questi giorni alcune delle prodezze aeree di James Singleton, (tipo la schiacciata contro Cantù nella terza partita di playoff) cose che sicuramente quest'anno vedremo molto raramente: sul piano dello spettacolo nessuno dei nuovi arrivati sembra in grado di riempire il vuoto lasciato da Air James.
Con Galanda, Fajardo e Schultze Lardo ha sicuramente tre lunghi molto più funzionali alla flex dove il 4 e il 5 devono essere in grado di essere pericolosi fronte a canestro anche da 5/6 metri. Dovremo, a naso, essere molto più bravi nel tagliafuori di squadra e dovremo tirare sempre con buon percentuali perché di gente che prende i rimbalzi saltando più in alto degli altri ormai non ne abbiamo più: Galanda per essere un 210 cm da sempre prende un numero ridicolo di rimbalzi e Schultze non brilla in questa voce, il migliore tra le ali forti rimane Don Diego de La Flex mentre Joseph Blair, pur anche alleggerito dei riccioli, non è più dominante come un tempo.

C'è di buono che Shumpert oltre ad essere un tiratore a Livorno si è fatto sentire anche sotto i tabelloni con 5 rimbalzi di media. Sicuramente negli spot 2 e 3 Milano ha fatto un salto di qualità prendendo lui e Vukcevic che con Calabria e Gigena ci danno un grande potenziale dall'arco dei 6,25.

Il coraggioso si espone e quindi mi espongo. L'acquisto di Bulleri non mi convince e non parlo di soldi perchè se parlassi di soldi ancor meno mi convincerei. Innanzitutto non mi convince tatticamente: non mi sembra un play che si adatta poi così bene alla flex. A mio modesto parere rende meglio in situazioni più arruffate, quando può buttarsi dentro l'area in velocità.
Sarò scandaloso per qualcuno ma Bulleri come tipo di giocatore non mi sembra molto diverso dal tanto vituperato MCC che sicuramente non era il play ideale per Lardo. Se poi lo si prende perché sulla Gazza leggiamo che è stato il giocatore italiano dell'anno ed è in Nazionale è un altro discorso.

Sul settore play quindi non metto la mano sul fuoco su un nostro netto miglioramento. Rimane sempre l'incognita Djordjevic ma la sicurezza attuale sono Cavaliero (giocherà finalmente?) e Coldebella (con un anno in più) : a mio parere non è detto che si faccia pari con l'anno scorso.
Poi c'è il futuro. Anche qui Gino si è preoccupato di essere formalmente inattaccabile, un giovane ma più che certificato che non si possa dire che Natali ha sbagliato, casomai hanno sbagliato tutti. Quindi Danilo Gallinari, con doppio tesseramento in Legadue a Pavia e con noi in Eurolega, prospetto universalmente ritenuto forte e futuribile, forte però anche di padre procuratore e pure tenutario di un posto nella leggenda Olimpia.
Noi tutti ci auguriamo che Danilo diventi il dominatore dei prossimi 15 anni cestistici ma son ben certo che abbiamo pagato il prezzo pieno su questa scommessa.

Questa Armani che si autocandida allo scudetto farà bene anche in Eurolega? Oggi come oggi, sulla carta, mi sembra un falso problema: tutte le squadre italiane in questo momento sono di seconda fascia rispetto alle spagnole, alle russe e al Maccabi che buttano sul piatto budget faraonici e che, tolte le spagnole, giocano campionati domestici praticamente d'allenamento.

Consentitemi però un paio di domande maligne: il CSKA prende Messina per riconquistare l'Eurolega. E' lo stesso Messina che fu ingaggiato da Treviso con lo stesso compito? Voi avete visto Treviso non dico campione d'Europa ma almeno nelle Final Four negli anni di Messina?
E Savic a Barcellona che spende cifre folli per Basile e poi prende pure Vujanic lo fa sempre per inseguire l'Eurolega? Prendendo i tremebondi leader di quella Fortitudo da meno 45 allo Yad Eliauh in finale due anni fa? Più Marconato già pivot della suddetta Benetton?

Detto sinceramente vedo un po' la nostra Eurolega come un problema. Ammetto di essere di vecchissimo stampo e questo campionato europeo ancora poco lo capisco rispetto alla Coppa dei Campioni che fu. Lo capisco ancora meno se come temo si rischia di pagarlo in campionato per la somma di trasferte, mancati allenamenti e rischio infortuni. Poi se poco poco conosco l'ambiente milanese a nessuno andrebbe giù una squadra che tentenna in Italia pur facendo un buon cammino in Europa dove buon cammino comunque non coinciderà con la vittoria finale.

Anvedi Bodiroga!: da sempre a Milano si coltivava il sogno di riportare in biancorosso il divino Deian e questo sembrava l'anno buono perché il materiale di cui sono fatti i sogni molto spesso non è altro che il vil denaro.
E invece il divino ha scelto una Santa Sede accasandosi a Roma che pure nemmeno fa l'Eurolega. Ma chi, ma come ma soprattutto ma che cazzo: questa in sintesi la reazione di noi tifosi milanesi.
Non vi svelerò chissà quali retroscena ma faccio solo un paio di riflessioni. Il divino è una scoperta di Boscia Tanjevic che fra le sua massime preferite annovera il detto "Mai tornare dove si è stati felici".
Poi, il divino non è mai andato in NBA: perché guadagnare magari meno per dover giocare 82 partite all'anno vivendo in aerei ed aereoporti quando puoi giocarne la metà e goderti più soldi in posti infinitamente più belli? Perché Trieste, Milano, Madrid, Atene, Barcellona e Roma, non ci sono cazzi, sono posti molto migliori di un suburbio per quanto lussoso di Detroit, Sacramento o Charlotte...
E quindi il divino si delizierà a Roma, senza la scocciatura di viaggiare per l'Europa per una coppa bella finché vuoi ma già vista e già vinta, con un allenatore "amico" e una squadra fatta di faticatori al suo servizio. Chi siamo noi mortali per contestare le scelte degli dei?

Ciumbia Pittis!: nell'estate dell'Armani c'è stato anche l'episodio curioso di una autocandidatura a mezzo stampa per un posto in squadra. Il nostro Acciughino Pittis, ritiratosi l'anno scorso più che altro per la frustrazione di una mano destra riottosa ad ogni cura, via Pedrazzi e Corrierone ci ha fatto sapere che sarebbe rientrato volentieri a giocare, naturalmente a Milano, addirittura gratis.
Giacché la mano era guarita, il cuore l'ha riportato nella pianura padana e proprio il seguire l'Armani per Sky ha fatto tornare forte la voglia di basket. Una storia bella e intrigante (anche se caduta nell'oblio molto presto) ma come dire... con quello strano retrogusto di pensare che, non fossimo l'AJ, non fossimo appena andati in finale, non fossimo in Eurolega, Riccardo Pittis, pur figlio onorato e onorabile di Olimpia, non avrebbe chiamato il nostro Pedrazzi...

Comments