Benetton Treviso vs AJ Milano 82 - 77


Statistiche

Che partita! Intensa, combattuta, densa di emozioni e giocata con grande impegno da tutte e due le squadre su entrambi i lati del campo. Milano esce sconfitta ma in crescita esponenziale rispetto al primo test con la Fortitudo, giocando un match sostanzioso dove la differenza rimane nei particolari e non nella sostanza.

Perché Milano perde: perde per l'imprecisione ai liberi, troppo importanti in una partita punto a punto in trasferta. Perde per la poca freddezza nel gestire in attacco alcuni palloni conquistati con grande cuore in difesa (vedi l'ultimo assalto nato dal recupero di Calabria): la testa bollente nutre l'aggressività difensiva ma può essere contro producente in attacco.
Ma poi guardando si vede che con 77 punti segnati l'Olimpia è stata sostanzialmente in linea con la sua consueta produttività. La chiave della nostra sconfitta così come delle nostre vittoria va dunque cercato in difesa dove paghiamo la giornata impalpabile di Joseph Blair: appena sufficiente in attacco (dove subisce anche due stoppate), è stato sovrastato da Marconato a rimbalzo regalando alla Benetton seconde possibilità che valevano oro.
Nel post partita Lardo spiega un problema fisico per lui, difficoltà di respirazione che l'hanno fatto sembrare anestetizzato

Perchè Treviso vince: Treviso vince avendo apporto pari a zero da parte della panchina. L'atteso Bargnani tenta di entrare in partita schiacciando in testa a tutti ma va a sfondare malamente; di Soragna si ricorda solo nervosismo nelle proteste e nel gioco.
Se però il quintetto è di valore assoluto si vince lo stesso: in una partita dove le difese sono state molto intense e spesso alchemiche nel loro alternarsi avere in mano due jolly come Siskaukas e Garnett è un vantaggio enorme.
Le due punte biancoverdi sono giocatori capaci di segnare a prescindere dal buon svolgimento della manovra offensiva e a prescindere anche dalla marcatura avversaria.
Ma soffrire il lituano e la guardia del Belize (ne parliamo dopo...) lo si mette in conto, la cifra impazzita che invece fa sballare l'equazione è l'impatto di Marconato (oddio, forse inaspettato per modo di dire: le cifre ci dicono che è la 4 partita a 13 punti e 11 rimbalzi di media).

Quarta arbitranza contro condizionamenti mediatici: per piagnoni di varie latitudini e dietrologi d'accatto questa partita era una sfida stellare. Più forte il potere della quarta arbitranza di Ettore Messina o lo scudo mediatico per cui ad ogni fischio gli arbitri vedono in cielo Galliani, Armani, Moratti e Formigoni che fanno "no, no" con il ditino?
A mio parere non ci sono episodi particolari da segnalare tranne nel finale dove la forma più che la sostanza dell'antisportivo a Singleton è stata opinabile. Un arbitro non lo fischia come tale, il primo arbitro lo corregge dopo parecchio tempo in cui alti si levano i lamenti di Messina.
Il problema di fondo secondo me rimane l'opinabilità dell'antisportivo che lo lascia alla mercé di condizionamenti esterni di ogni genere: è antisportiva la violenza dell'intervento o la sua tatticità? La somma dei due fattori? Il momento della partita conta o non conta?

Mio MVP: la mia mamma tornava a vedere una partita di basket dal vivo dopo 30 anni ma dimostra di avere un certo feeling: "Secondo me il migliore è stato quello li piccolino con il 9 che è sempre il più sicuro di tutti".
La mamma ha sempre ragione e anch'io premio la partita di Jerry McCulluogh, motorino inesauribile del match dell'Armani sui due lati del campo, incredibilmente anche top rebounder di squadra. Al momento certi tentativi di aprire sempre e comunque il contropiede per i lunghi mi sembravano velleitari ma ripensando al complesso del match erano la scelta giusta perché solo in agilità potevamo trovare un vantaggio in quel settore.
Menzione per Singleton incisivo contro Goree che era un bel test, superato anche con una mano benedetta dalla lunga distanza. Segnaliamo, ma ormai è abitudine, anche l'ennesima puntata del suo Air Show con una bimane all'indietro in contropiede.
Mano benedetta anche per Claudio Coldebella che era 2/2 nel momento in cui si scaviglia: purtroppo vede tutto il quarto tempo in panchina e forse la sua sapienza difensiva manca quando la Benetton piazza il break iniziale.

La robusta linea biancorossa: standing ovation per gli oltre cento tifosi biancorossi in trasferta, instancabili nel sostegno alla squadra e protagonisti vocali di ogni momento del match.

Il benessere: Il PalaVerde era praticamente pieno e come sempre ne ammiro l'ottima costruzione per il basket. La Benetton è da sempre una società modello dal punto di vista organizzativo anche del contorno.
Ma curiosamente leggevo l'articolo di presentazione del match sulla newsletter distribuita dove ci si chiedeva: "Se Milano oggi schierasse Michael Jordan vedremmo finalmente il PalaVerde esaurito?". Capitava anche a Milano: è il vuoto da benessere, quando si pensa che le partite importanti della stagione sono al massimo massimo una decina.
Ma è un po' il problema dello sport "non calcio" in generale, può avere grandi entusiasmi ma rischia alla lunga di sembrare un fuoco di paglia.

Marlon Garnett from Belize: leggo oggi nell'articolo sulla Gazzetta di Carlo Annese che Marlon Garnett in Eurolega gioca con un passaporto del Belize che gli consente di rientrare nelle complesse regole sui comunitari ed equiparati.
Mi piacerebbe che qualcuno mostrasse una cartina muta del mondo a Marlon per verificare se individua con sicurezza il "suo" paese... ;-)
Ma non faccio polemiche di campanile: uno dei grandi misteri recenti è il motivo per cui Petar Naumoski abbia anche un passaporto italiano. Matrimonio? Adozione? Boh...
E' chiaro che la situazione sia ridicola: Miles Simon fu spacciato per cecoslovacco tra la generale perplessità ma senza alcun reale intervento di controllo e quindi accettiamo anche che Garnett sia del Belize (ma era del Belize anche quando venne a Milano? Ariboh...).
Tanto vale davvero liberalizzare tutto e amen piuttosto che queste cose ridicole...

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