Eppur mi son scordato di te...


Sicilia Messina vs. Breil Milano 78 - 89

Statistiche

Non è bello da dire ma nessuno ha mai detto che la verità sia sempre bella: io mercoledì sera mi ero completamente scordato che giocassimo contro Messina. Anzi mi ero proprio scordato che giocassimo.
Che vincendo avessimo condannato alla retrocessione Messina l'ho scoperto solo la mattina dopo

Eppur mi son scordato di te, come ho fatto non so. Ecco non lo so perché. Anzi lo so.
C'è una sequenza televisiva mitica nella storia di Milano che vede protagonisti Magnifico e D'Antoni: la Scavolini dopo anni di battaglie perdute sta vincendo il suo primo scudetto contro Milano e Magnifico indica Mike a terra dicendogli "Questa volta hai perso" e Mike che rialzandosi a gesti e a gran voce risponde "Ci vediamo l'anno prossimo!"

Il problema che forse ho cercato di rimuovere è proprio questo. Il bello del seguire uno sport sta anche nel susseguirsi delle stagioni, del ciclo immutabile ma sempre nuovo del campionato, delle sfide storiche che ritornano ancora, ancora e ancora. Puoi avere una stagione vincente o una stagione perdente ma ci vediamo l'anno prossimo, ti riprenderò quello che mi hai tolto, ti ridarò quello che ti ho preso, oggi "muoio" io ma risorgerò, aspettami.

Ma cosa dici se a maggio la realtà è che per metà delle squadre non solo "muore" questo campionato ma muore proprio tutto? Non ci saranno rivincite, non ci vedremo l'anno prossimo? Allora forse è meglio rimuovere, fare finta di non esserci già più, non rinnovare troppo i legami, fare finta che quei suoni, quei colori, quei movimenti e quei momenti non ti dicano già nulla più.
Non si dice forse che è meglio morire nel sonno?

Lo so mi direte "Ma Corbelli ha detto che continua l'anno prossimo". Bene e cosa succederà l'anno dopo? Il problema è una situazione complessiva che va oltre e sopra agli sforzi singoli.
Chi oggi mette dei soldi nel basket italiano è uno che insegue il sogno di coltivare nel deserto. Ci sono gli sceicchi - anzi emiri in onore al soprannome di Seragnoli che è il prototipo di questo tipo di proprietari - che fin quando gli aggraderà terranno in vita le loro oasi lussureggianti. Ci sono contadini bravi a volte eccezionali (penso a Biella, penso a Cantù) ma, appunto, coltivano nel deserto e ci vuole acqua, sempre più acqua, acqua da emiro e non da bravo contadino: basta un anno di siccità e sei fottuto, in un attimo tutto è secco.

Poi si bonificano anche i deserti ma serve uno sforzo concertato e una comunione di intenti che non si vede, non si vede nel basket ma forse in tutto lo sport professionistico italiano.
Professionismo sportivo che andrebbe ripensato in toto anche nel calcio. Ma è poi possibile? Visto che siamo in clima Battisti "...lo scopriremo solo vivendo, comunque adesso ho un po' paura...".

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