Oregon Scientific Cantù vs. Breil Milano 76 - 62


Statistiche

Chissà se nella prossima stagione questo derby vivrà ulteriori edizioni. Sia Cantù che Milano non hanno alcuna certezza di potersi schierare nel 2004-2005: devono affidarsi agli appelli ai politici, al sacrificio ulteriore dei rispettivi proprietari.
Le rispettive poco rosee prospettive sembrano impermeabili ai risultati del campo: Cantù andrà molto probabilmente ai playoff, Milano con certezza a cui manca solo la matematica no ma in ogni caso la post season non è la cura a mali che sono strutturali a tutto il movimento cestistico.

L'azione: il momento decisivo del match è a 3'36" dalla fine dell'ultimo quarto. La Breil costruisce una ottima azione che vede Lacey, arrivato a rimorchio, scaricare una palla d'oro a Udrih, nell'angolo sinistro oltre la linea dei tre punti. Lo sloveno ha 2 metri di vantaggio sul difensore, ha già segnato due bombe nel primo quarto quasi dalla stessa posizione e segnando porterebbe l'Olimpia a -2.
Ma Beno sbaglia, Cantù controlla il rimbalzo e sul ribaltamento di fronte Calabria non sbaglia per il +8.

Trenta minuti abbondanti per Udrih: la Breil deve fare a meno di Coldebella fermato da un problema al gomito sinistro, una microfrattura antica riacutizzatasi, che rischia di non essere facilmente risolvibile. Lo sloveno ha dunque il tempo garantito, le responsabilità e il palcoscenico per provare a ribaltare l'impressione ormai generalizzata di oggetto misterioso: riesce ad essere protagonista con due bombe nel primo quarto vincente di Milano ma purtroppo non si tratta dell'overture di una serata trionfale.
All'andata la Breil fece sua la partita con 5 minuti di furia naumoskiana, il suo sostituto non produce nulla di lontanamente paragonabile a quella intensità e efficacia offensiva e tra l'altro è difensore meno che arcigno: il risultato finale è che per la terza partita consecutiva la Breil non arriva nemmeno a 70 punti, nella giornata solo la disastrata Trieste a Bologna segna poco come noi...

Incapacità o disonestà?: Alla fine cosa c'è dietro alla scelta dello sloveno? L'incapacità di capire e vedere i suoi enormi limiti attuali? O la disonestà di vederli questi limiti ma di ignorarli per il proprio tornaconto personale?
Lancio due appelli: giornalisti mi fate il piacere di telefonare a Caja e/o Natali chiedendogli se non si vergognano almeno un po'? E tu Corbelli, fai anche tu una bella telefonatina a questi due bei pigroni... O ti piace essere il fesso che paga?

Mio MVP: solo la prestazione di Hugo Sconochini mi è sembrata degna di nota in un deserto tecnico globale. Da Hugo prendi la forza e la presenza offensiva e difensiva e, insieme, anche quelle scelte astruse e deleterie che da sempre sono il suo tallone d'Achille. Ma con Cantù ha lottato alla grande completamente da solo.

Il triste spettacolo della decadenza: ormai vedere giocare Sellers è una sofferenza perché ci si trova davanti alla esatta percezione del tempo come avversario insuperabile. Il fisico del nostro centro sembra perdere stille di energia ad ogni partita: a Cantù è finito sballottato senza speranza sia in attacco che in difesa da Schortianitis e Bernard, centri notevoli giusto per la stazza.
Pensare che a settembre a Roncadelle contro lo stesso Bernard Sellers segnava 32 punti e all'andata ne insaccava ancora 17 è una sofferenza ulteriore.

Disperso chissà dove...: il disperso è Martin Rancik, in crisi di identità totale, protagonista di errori banalissimi, lento nella decisione e nella esecuzione. Purtroppo un desaparecido nel momento meno indicato della stagione, stoppato da gente a cui dovrebbe mangiare in testa sempre e comunque

Su Cantù: contro la fisicità di Cantù bisognerebbe mettere in gioco una precisione al tiro che la Breil non ha trovato. Ma questa volta non è mancato tanto il tiro da 3 quanto l'efficacia da 2.
Continuo a non capire del tutto l'entusiasmo per Baby Shaq, ieri buono ma contro il nulla: certo, molto meglio di Podkolzine che sembra davvero solo alto ma per il resto un altro di quei prospetti NBA tutti virtuali...
Ancora una volta complimenti ad Arrigoni e Sacripanti per aver pescato con Johnson un altro giocatore di valore dal sottobosco.

Il resto: la gita a Cantù ha sempre i suoi momenti di emozioni varie ma non mi sembra il caso di farne troppa letteratura. Di leggende e di tam tam non c'è davvero bisogno visto il pieno successo al derby calcistico romano.
Non capisco però del tutto la difficoltà di controllo della situazione in un territorio le cui insidie dovrebbero essere ormai ben note...

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