Per un'Olimpia migliore

Io e l'Olimpia

Non vedo l'ora!

- 8/12/2002; 10:36:49 PM -

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Nota del 16/08: Caldissime da Bormio dall'amico Davide alias Warren (indovinate che Warren ;-)):

E con questo post inizio anch'io ufficialmente la stagione 2002-2003 che significa anche il quinto anno di Io e l'Olimpia.
Devo ammettere che ho guardato con invidia le foto del raduno di venerdì sera, ho invidiato Ricky, Ale, Claudio, Enrico e tutti gli altri che hanno già assaggiato da vicino il sapore della nuova Olimpia targata Corbelli, Natali e Caja: io, esule romano fino a sabato notte (fonda, viva il maltempo su Malpensa... ;-[ ) me lo sono immaginato e gustato solo di seconda mano.

E, quindi, anche in vacanza, non vedo l'ora che questa stagione inizi perché ho davvero la sensazione che sarà una stagione da ricordare: tre anni fa mi venne in mente di andare a fare le foto alla squadra che si allenava sulla montagnetta, oggi vedo il sito ufficiale che mi ha preceduto dandomi Simpkins, Rancik, Coldebella e compagni che arrancano sotto la pioggia.
Io non posso che credere a una società che mi copia!!! ;-)))

Conferme sull'assetto della squadra dalle prime interviste a Caja: quintetto titolare da corsa con Simpkins play, Garnett guardia, Hugo ala piccola, Rancik ala forte e Kidd centro.
Dalla panchina Coldebella sui tre ruoli esterni, Gallea in guardia, Ferroni e Vanuzzo per l'ala piccola e l'ala forte (solo Manuel...), Alberti ala forte/centro.
Prevedibile e auspicabile una difesa da bava alla bocca per alimentare un attacco da contropiede e transizione.

Leggendo La leva cestistica del 68 su Pianeta Olimpia mi è venuta in mente un punto in più nel discorso su mercato aperto o mercato chiuso. Perché proteggere i giocatori italiani nei campionati maggiori, anche se costano di più a parità di valore o anche a valore inferiore rispetto agli extracomunitari? Perché un giocatore italiano di serie A1 vuol dire 100 che hanno giocato con lui, contro di lui nelle giovanili, nei campetti.
E quei 100 sono l'humus da cui nascono gli spettatori e gli appassionati di oggi e domani.
Per ogni Ricky Pittis ci saranno 100 Franz che giocano ancora a basket e ancora lo seguono e magari ce ne saranno 50 anche per ogni Gallea, compresi quelli che ci giocano contro in via Dezza.

I grandi stranieri hanno fatto crescere il basket italiano, l'hanno reso spettacolare e competitivo. I mille stranieri recenti rischiano di ucciderlo perché, come in qualsiasi ecosistema, introdurre indiscriminatamente specie esotiche rischia di far scomparire quanto esiste localmente.
Chi mai fra voi è andato a scuola con Rimac o era cadetto con Stonerook? Quanti invece hanno giocato contro Alberti da ragazzini o erano nelle stessa scuola di Lupo? Se lo sport che amiamo non rimane, ai suoi massimi livelli, anche una espressione di un tessuto sociale e non solo un business più o meno spettacolare il suo destino sarà quello di seccarsi ed impoverirsi davvero in poco tempo...

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