Per un'Olimpia migliore

Io e l'Olimpia

Adecco vs. Filattice Imola 76 - 75

- 10/8/05; 0:50:23 -

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Statistiche

Salvi.
Dopo questa partita c'è più sollievo che vera gioia: siamo ancora qui, alla faccia di molti e anche di qualcuno all'interno della società che in questi giorni ha fatto capire chiaramente che, perdendo, si sarebbe presa la palla al balzo per chiudere baracca e burattini senza nemmeno restarci troppo male...
E invece siamo salvi...

Questa salvezza è dedicata soprattutto a due persone: a Flavio Portaluppi e a Guido Saibene. Due persone che hanno davvero il cuore biancorosso: loro non meritavano di vedere retrocedere l'Olimpia dopo che ad ambedue era stata tolta in maniera proditoria la possibilità di aiutarla.

Match dominato dalla paura: Imola chiude il primo quarto salva ma nei secondi 10 minuti segna solo una volta dal campo e subisce un parziale di 19 a 7.
Turner protagonista della prima frazione, 11 punti in 17 minuti tirando tanto (a volte troppo): come spesso gli è accaduto in questo finale di campionato pagherà ancdando in apnea nel finale dove per ben due volte andrà a commettere due volte fallo su tiri da tre. Bullock forza qualcosa di troppo e ci sono anche 3 palle perse e non solo 9 punti e 3 assist.
Grande impatto di Mordente e di Rusconi (6 punti e 6 rimbalzi in 13 minuti) mentre Rancik viene colpevolmente ignorato.

Ci si ricorda di Martin nel terzo periodo e arrivano sette punti suoi mentre Shaw oltre ai falli raccoglie anche punti. Milano sul 44 a 35 e a +9 sul campo e a +16 nel doppio confronto ma si inceppa con Rimac che non insacca tre open look da tre punti.
Miracolo di Heal da metà campo per il 57 a 56 al 30'; Imola chiusa sul perimetro sa trovare punti sotto muovendo bene la palla. Turner boccheggia, finalmente il Miche che ripaga con bomba da tre e tap out preziosissimo in attacco. Il dolce Luigi come Goku di DragonBall vola sulla nuvola d'oro della sua classe a trovare canestri impossibili.
Imola trema di più, l'Adecco un po' di meno...

L'azione: non sarà facile rivedere una situazione come quella degli ultimi 27". Parità a 75, Mordente in lunetta a fare 1 su 2 per sparigliare il punteggio, Imola costretta cercare un fallo e la lunetta per andare ai supplementari a cercare il +7 della salvezza: attaccanti che evitano il canestro e si buttano sui difensori, difensori che li evitano come toreri con il toro.
Bullock in lunetta che fatica a incrinare la sua automatica propensione a segnare ogni libero, Turner che con disinvoltura va ad accarezzare la retina... ma senza passare dal ferro.

Onore a Imola: che gioca le sua carte fino in fondo. Si diceva potesse vantare molti più match winner rispetto a Milano ma Heal, Moltedo, Bailey e Respert alla fine fanno meno paura dell'ex Fabrizio Ambrassa, 15 punti nei 20 minuti finali.
Soffre come previsto sotto i tabelloni dove Rancik, Shaw e Rusconi chiudono con il 100% mentre il conto dei rimbalzi è pressoché pari.

Mio MVP: Lou Bullock ha sentito il match, partendo ingolfato nonostante 5 punti subito in apertura. Poi nell'ultimo quarto ha segnato dieci punti passando dove solo la luce filtrava, tetragono a ogni mannaiata e capace anche di servire 8 assist.
Menzione d'onore per Marco Mordente, doppia cifra e presenza decisiva sui due lati del campo, in una partita segnata dalla paura lui gioca con il piglio del veterano.

Gli addii: questa è stata una partita di molti addii importanti.
Lupo in punta di piedi come suo stile, al mattino di sabato uno dei tre presenti all'allenamento facoltativo nonostante ben sapesse di non essere nei dieci. Solo un pazzo suicida ignorerebbe un giocatore di esperienza, una bandiera, come nono uomo per un match senza ritorno. Ma noi in panchina abbiamo appunto un pazzo suicida che si porta Horton e lo fa anche giocare così da prendere subito 4 punti in faccia in meno di un minuto...
Rusconi anche lui salutato a inizio match dalla curva, anche lui come Lupo trasformato da Cappellari nella causa di tutti i mali e nel paravento di tutti i suoi lapalissiani errori. Stagione certamente sotto tono ma anche viziata da una gestione tecnica e dirigenziale ottusamente ostile.
Adecco ultima partita con questo sponsor che merita riconoscenza per la classe con cui ha resistito a tre anni difficili. Nella persona di Manlio Ciralli avrebbe voluto salutare con una bella inziativa in collaborazione con Il Giorno di Maurizio Trezzi, iniziativa purtroppo non realizzatasi per i tempi troppo stretti. Dopo tre anni forse una sponsorizzazione giunge comunque alla sua conclusione naturale per quanto riguarda i ritorni e l'efficacia: di certo la pretesa a scatola chiusa di un impegno economico maggiore non ha certo favorito il rinnovo...

Il pubblico: Chi storce il naso per l'invasione di campo finale dovrebbe spiegare perché quando succede in provincia per un match qualsiasi si tratta di genuina passione e se succede a Milano per una partita decisiva è cattivo gusto...
In una città svuotata per il ponte, con la diretta televisiva il Pala...Niente ribolle di passione. Passione che sarebbe facile risvegliare se si lavorasse senza arroganza, pressapochismo e chiusura mentale.
Chi arriva alle 15 e non alle 17.09 come il Chiabotti della situazione, la passione la vede...

Visti in tribuna: il primo saluto a Giorgio, mio fedele assistente in tutta la campagna propiziatoria Non mollare mai passata nella secondaria del Lido e abbracciata in maniera commovente da tanti di voi fino all'apoteosi di questa sera.
E poi tutti quelli a cui abbiamo dato con gioia appuntamento all'anno prossimo: Drazen, The Voice, Paola & Massimo che l'anno prossimo saranno Paola, Massimo & Martina, Chicco, Carlo, Giorgio, Mizio, Enrico, Maurizio, Ricky (che nasconde il pass stampa e si piazza in curva... :-)), Massimo (alla faccia degli addetti ai lavori...;-)), il neo acquisto Davide e tutti gli altri 4200 come Galliani, Menegazzi, il portafortuna Giorgio Mapelli.

Il grande assente: guarda un po', è Sergio Tacchini...
Non daremo letture di questo fatto, diciamo soltanto che la vera passione ti fa essere presente anche quando c'è più da perderci che da guadagnare. Altrimenti si rischia sempre di passare per quelli semplicemente pronti a saltare sul carro del vincitore...

Spazio Chiabotti: chi compra la Settimana enigmistica è sicuro di trovare il tenero Giacomo, chi compra la Gazzetta dello Sport è sicuro di trovare lo squallido Luca.
Sabato, alla vigilia di una gara drammatica è riuscito a produrre in prima pagina l'ennesima puntata della sua ridicola apologia di Stefanel naturalmente facendo intendere che era giusto e doveroso che l'Olimpia perdesse, retrocedesse e scomparisse:

Se lo squallido Luca fosse quello che non è, cioé un giornalista serio, di Stefanel ogni tanto ricorderebbe anche le spocchiose e arroganti dichiarazioni con cui arrivò e si presentò sempre a Milano, ricorderebbe che l'anno dopo lo scudetto non prese un playmaker in tempo per l'Eurolega quando Gentile si infortunò, vanificando un accesso possibilissimo alle Final Four, ricorderebbe che l'anno successivo ancora, unico in oltre 50 anni di serietà e stile Olimpia, esonerò Marcelletti, ricorderebbe che in realtà prima dello scudetto e dopo nemmeno un anno e mezzo a Milano, Stefanel stava sbaraccando tutto...
Ma sappiamo che l'obbiettività è ben poca cosa rispetto all'accesso all'intera collezione 2002 della griffe trevigiana...

Nel commento di oggi, probabilmente riscritto al volo su quello già preconfezionato per il funerale dell'Olimpia (lo squallido Luca divenne famoso quando il sito della Gazzetta pubblicò per errore dopo gara 4 di finale del 1998/99 il peana già pronto su Giorgio Seragnoli finalmente campione d'Italia con la Fortitudo) naturalmente il tono è "Milano è salva ma comunque deve sparire".
La situazione preoccupa anche noi, certo, ma, mentre noi speriamo di essere smentiti, tu gufi perché accada...

E ora? E ora, per iniziare, via Faina (ma su questo non dovrebbero esserci dubbi...) e via Cappellari: per lui ricicleremo il discorso che fece lui stesso per Portaluppi: "Grazie per quello che ha fatto nel passato, lo ricorderemo con affetto ma adesso si faccia da parte".
Perché in questi due anni ha dimostrato di essere ormai incapace di allestire, pur con disponibilità economiche non risibili, squadre non dico di vertice ma nemmeno di mezza classifica, alienandosi nel contempo stampa, pubblico e istituzioni.

Se esiste davvero un progetto, lui non è l'uomo per gestirlo...
Per adesso intanto godiamoci la possibilità di dirci, almeno sul campo, "Al prossimo anno!"

Non mollare mai: Un nuovo logo per questi giorni difficili

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