Per un'Olimpia migliore

Io e l'Olimpia

Adecco vs. Oregon Cantù 70 - 77

- 3/25/2002; 12:10:05 AM -

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Statistiche

Come si guarda al futuro dopo una vittoria? E dopo una sconfitta?
Ho letto un aneddoto sul boom economico della Finlandia. Per tutti gli anni 80 la Finlandia era in crisi economica nera, poi nel 1992 accadde una svolta inaspettata: la Finlandia batte la Svezia in Svezia nella finale dei mondiali di hockey. E nulla può esaltare di più un finlandese di battere la Svezia in Svezia: da li iniziano 10 anni di benessere guidati dal successo della Nokia.

Se oggi l'Olimpia squadra avesse battuto Cantù forse guarderei con maggiore ottimismo alle sorti dell'Olimpia società. Invece vedo solo nero, questa sera ho capito molte cose, molti episodi mi appaiono sotto una luce diversa, una luce non certo esaltante.

La partita: presto detta, Milano è andata all'assalto come sa, in maniera disordinata, generosa, certo, volitiva certo ma dal respiro breve, mozzato da un gioco che non c'è, da automatismi che non ci sono soprattutto in difesa.
La partita è stata equilibrata (81 di valutazione per entrambe) ma in bianco blu c'è comunque una squadra, da noi ci sono dei solisti che provano a fare la partita: chiudiamo sul -2 i primi venti minuti grazie soprattutto a un Turner capace di 17 punti in 18 minuti e ai 10 di Bullock che però non ha oggi la scintilla per cambiare davvero la sorte del match.

Un tre punti di Horton ci da l'unico vantaggio del primo tempo e della partita, poi rimaniamo sempre li, 5, 9, massimo 11 punti di distanza, sprecando ogni occasione per appropriarci dell'inerzia.

Le azioni: ultimi 24 secondi del primo quarto, Mordente tenta di giocare alla Bullock contro il cronometro, parte in uno contro uno ma perde il pallone malamente in palleggio consentendo a McCollough di piazzare una bomba da tre punti sula sirena.
Secondo tempo, sul meno 5 Horton recupera una palla in difesa, parte in contropiede solitario, arriva in area, non vede Rancik libero, scivola e inciampa perdendo palla completamente da solo una volta uscito dall'area sempre in palleggio.

Due episodi fra altri simili, errori di una squadra ingenua, che improvvisa e non esegue, che ci prova ma non sa fare nulla veramente bene. Faina fa frullare cambi che non risolvono mai un problema senza aprirne altri, porta Rusconi nei 10 ma non lo schiera dando 13 minuti alla fine onesti a Sankes.
Casey Shaw porta 14 punti, Rancik 13 rimbalzi ma non è un fattore in attacco. Mancava Rimac? Si ma tanto all'andata giocò 10 minuti scarsi per scelta tecnica...

Dubito che Cantù avvererà i sogni dei suoi tifosi vincendo lo scudetto, difficile sia in grado davvero di venire a capo ad esempio di una Kinder che trita la Fortitudo con 31 punti di scarto (quando si dice mentalità: tremo già al pensiero di vederli a Milano il 2 aprile...).
Di sicuro giocano bene, a memoria con gente che sa bene dove andare, cosa fare, quando tirare, gente che gioca molto bene insieme senza che singolarmente nessuno sia un fenomeno.
Bravi loro a trovare la quadratura del cerchio che noi ignoriamo ancora...

Il contorno: Dopo la partita con la Fortitudo avevamo rilevato come il posizionamento attuale dei tifosi avversari, il loro afflusso e deflusso al PalaVobis fosse fonte di problemi.
Oggi i problemi sono stati amplificati da un servizio d'ordine di polizia assolutamente insufficiente e non preparato che ha perso subito il controllo della situazione. Certo, c'era la concomitanza con Inter - Roma ma da quanto tempo era nota? Non si poteva anticipare? Non si poteva posticipare?

Pare di no, il PalaVobis, anzi l'ex PalaVobis ora solo Pala... niente, ieri non era a disposizione. E il fatto che i tifosi in trasferta non entrino più sul lato opposto alla metropolitana pare sia dovuto alla chiusura del cancello utilizzato fino a due anni fa.
L'Olimpia dovrebbe darci la sua versione, il signor Togni, se è ancora il gestore del tendone dovrebbe darci la sua versione.

A litigare si è sempre in due, non ce lo nascondiamo, e chi vuole litigare troverà sempre e comunque modo e maniera. Quello che non è accettabile è che tutto questo, che è un problema ben noto, sia affrontato con superficialità, con la pia speranza che non succeda niente per una improvvisa epidemia di bontà, senza cercare di minimizzare se non annullare i rischi e il coinvolgimento di chi non ha intenzione di litigare.
Si chiama customer care, come si chiama public relations il dare l'annuncio di scelte decisive per il futuro dell'Olimpia non solo a cinque invitati VIP in una riunione carbonara.

Oggi questi fatti mi sembrano significare solo una cosa, che in società il pensiero diffuso, forse anche inconscio, è chiaro.
Perché dobbiamo preoccuparci di chiedere a Togni di riaprire un cancello? Perché dobbiamo controllare sovrapposizioni con il calcio? Perché dobbiamo parlare anche con quelli che non riteniamo media a denominazione d'origine controllata? Perché dobbiamo pretendere dalle autorità competenti personale capace, che conosca i problemi la logistica, le soluzioni? Perché dobbiamo esporre il cavalier Tacchini ad eventuali domande imbarazzanti?
Tanto fra due mesi non dovremo più assillarci con queste noiose incombenze, si chiude come previsto, chi di dovere scriverà che è stato fatto tutto il possibile, le colpe sono altrove...

Lo so, sono depresso dal vedere che è caduto anche l'ultimo baluardo di questi anni difficili ovvero la capacità di vincere almeno un derby con Cantù: non abbiamo più nemmeno questa soddisfazione, non abbiamo nemmeno giocatori che risparmino ai propri tifosi sgolati e intristiti alley hoop irridenti degli avversari...
Purtroppo l'anniversario della finale di Grenoble del 1983 si conferma ancora negativo...

Vuol dire che mi trasferirò in Finlandia, magari per premio ci porto anche Carlo e gli altri ragazzi che hanno disegnato gli striscioni per stasera...

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