Per un'Olimpia migliore

Io e l'Olimpia

Diamo i numeri

- 3/8/2002; 1:01:58 PM -

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Quattro partite in sette giorni: il destino di Milano si gioca tra il 10 e il 17 marzo. Si parla di ore contate per Faina in caso di sconfitta: che dire, secondo me è dal -38 con Bologna che i problemi sono sempre i medesimi e non ci sono stati progressi di sorta, non li si è voluti vedere proiettando le colpe all'esterno. Oggi esonerare Faina sarà comunque una soluzione tardiva: chi lo sostituisce? Che tempi di intervento ha ormai? Chi lo sostituisce sarà il salvatore che scade in due mesi o l'uomo sul quale ripartire l'anno prossimo?
Come al solito Milano sembra navigare a tentoni...

Proviamo ad analizzare che cosa ci si poteva ragionevolmente aspettare dalla guida tecnica di Faina: guardiamo la Verona dello scorso anno. a fine stagione le sue statistiche ci dicevano cose interessanti.
Prima nei punti segnati (89,9) e durante la stagione era stabilmente oltre i 90; penultima in quelli subiti (91,9) battuta sul fondo solo da Varese. Una valutazione media di 98,5 - terza in classifica - concedendone però 104,3 agli avversari (terzultima). Uguale sorte nel rapporto OER - DER: terza nel primo con 0,993, terz'ultima nel secondo con 1,008.
Buon il rapporto palle perse/recuperate: quinta con 15,1 contro quindicesima con 16,3. Terza posizione negli assist con 10,7 e conseguente terzo posto anche nel rapporto tra palle perse e assist.
Confrontatele con le nostre cifre attuali su Forever Sport (via Pianeta Olimpia)

Che cosa ci si poteva aspettare dunque da Faina? Difficilmente una squadra votata alla difesa almeno a guardare queste cifre. Piuttosto una squadra votata a cercare di fare un punto più degli avversari interpretando il gioco storico di Faina, piuttosto libero, passing game e grande libertà dei giocatori su come, quando e quanto tirare.
Funziona? Mah! In questi ultimi due anni Verona, anche nella sua veste migliore, mi è sembrata una squadra capace effettivamente di grandi fiammate e di esprimere sulla scorta di Bullock grandi parziali e buona spettacolarità. Passati i 5 minuti di showtime emergeva però una certa pochezza di soluzioni quando gli avversari si ritrovavano offensivamente ma soprattutto difensivamente.
Con un certo tipo di giocatori, il gioco di Faina può essere potenzialmente produttivo oltre che piacevole a sprazzi. A Milano secondo me è un gioco che non sta funzionando e anzi mortifica tutti quei giocatori che non sono principalmente se non esclusivamente degli attaccanti.

Esageriamo quando diciamo che l'unico schema di Faina è "Bullock contro tutti" ma è indubbio che le squadre di Faina dipendano nella stagione e nella singola partita dal giocatore "on fire": tanti punti, di seguito e in poco tempo. gli avversari devono adeguarsi e (forse...) si creano spazi anche per gli altri. Nessuno si surriscalda? Iniziano i problemi perché il nostro gioco "normale" è piuttosto elementare e prevedibile...
Bullock, il surriscaldabile per eccellenza, è uno squisito giocatore offensivo, questo è innegabile però dopo 3 anni italiani è un giocatore ormai conosciuto. Ovvero lui continua a farne 20 e più di media perché il suo talento non è arginabile però sono punti ormai messi in conto, giochi la partita a farlo comunque faticare e a bloccare il resto del nostro gioco che comunque da lui origina e dipende. Se il resto del nostro gioco è poco più di un canovaccio, il compito non è proprio impossibile...

Sondaggi: concordo con la maggioranza, retrocedere per Milano sarebbe la tragedia definitiva. Indubbiamente viene la tentazione di pensare che se una volta anni di vittorie furono preceduti da un anno di purgatorio - a segnare la rottura con gli anni Simmenthal - la rinascita attuale potrebbe seguire la stessa trama.
Però allora c'era una pallacanestro sport di assoluta tendenza, ambiente in pieno boom in tutta la penisola, fermento ed innovazione. Oggi il basket italiano e direi europeo è in crisi di capitali, di interesse, di idee, con l'NBA che aggressivamente va alla conquista di nuovi mercati. Ogni cessione di spazio, ogni calo di visibilità rischia di diventare l'emorragia definitiva.

Sul merchandising abbiamo risposte molto interessanti: c'è interesse, una ampia maggioranza vuole portare addosso i nostri colori, che siano le maglie ufficiali o preferibilmente altri capi. Noto che ad oggi probabilmente non ci sono giocatori in cui il pubblico si identifichi totalmente: se le repliche in vendita fossero oggi l'8 di D'Antoni, l'11 di Meneghin o il 15 di McAdoo penso che i risultati sarebbero diversi.
Ripeto ancora una volta: possibile che un gigante del settore come Tacchini non abbia ancora pensato come cavalcare questo interesse?

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