- 12/29/2001; 2:56:41 PM -
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Io di basket non capisco niente. Come tutto il pubblico milanese del resto. In più ho l'aggravante di essere, nel mio piccolo, un "condizionatore mediatico".
E quindi mi capita di essere d'accordo con un altro condizionatore mediatico come Maurizio Trezzi:
MILANO — Tre vittorie che fanno raddoppiare in due settimane i punti in classifica dell'Olimpia. Tre vittorie attese ed essenziali. Tre vittorie che riportano il sorriso in attesa del derby di domani a Varese. Nella conferenza stampa di fine gara Pippo Faina davanti ai cronisti schierati sull'attenti, come nel quadrilatero della Casa Bianca quando parla il ministro della difesa Donald Rumsfeld, ha parlato di «condizionamento mediatico» che disturberebbe la serenità dei giocatori nella loro corsa verso l'alba di nuovi successi. In verità quella vista contro la De Vizia è stata un'Adecco che si è fatta condizionare solo dall'ovvia boria di una squadra capace di doppiare l'avversario a metà gara e quindi pronta a perdersi in un bicchier d'acqua dopo aver tirato, giustamente, i remi in barca. I primi due quarti giocati contro i Lupi hanno dimostrato che la squadra ha un buon potenziale e i giocatori non sono tutti brocchi, ma devono solo giocare insieme a basket.
Quando lo hanno fatto, guidati dal vero leader in campo, Rusconi, sono arrivati gli applausi. Quando hanno iniziato ad essere ancora un ammasso di muscoli senza testa è arrivata la rimonta. Faina ha anche elogiato Bergersen per la sua difesa in avvio su Robinson.
Dissentiamo. Roberto cammina come un divo su un palcoscenico di Broadway, si lamenta sempre nei time out, soffre il protagonismo di Bullock nei momenti topici e in quelli smette totalmente di difendere.
Se non fosse stato per Michelori la rimonta di Avellino sarebbe arrivata a destinazione. Per lui però nessun elogio. Ai «condizionatori mediatici» il compito di tesserne le lodi. Ecco fatto.
Su Bergersen mi chiedo come possa essere un buon difensore uno che non piega le ginocchia (sarà colpa dei calzettoni lunghi?) per scivolare in difesa neanche sotto tortura. Ma sono domande appunto di uno che non capisce niente di basket: infatti ero convinto che nel secondo tempo con Avellino il problema fosse quello di aver smesso di difendere e poi di non sapere attaccare in altro modo che dando la palla a Bullock.
Invece perché la DeVizia rimontava? Uno, colpa degli arbitri, due, non abbiamo dato la palla abbastanza a Bullock...
D'altronde sono un ignorante. Mi pareva che il playmaker fosse quello che creava il gioco per la squadra, se oltre a far segnare segnava pure tanto di guadagnato.
Per cui mi sembrava strano che in 7 partite un fior di giocatore come Bullock avesse dato la miseria di 4 assist totali per una media di 0,5 a partita.
Ma magari se uno deve segnare 20 e più punti a partita non può pensare anche a smazzare passaggi ai compagni. Però d'improvviso mi è venuto in mente un tale Sasha Djordjevic che quando giocava a Milano era bello, giovane e aveva pure i capelli: nel primo anno con la Philips il play slavo segnava 20,3 con il 50% abbondante da due e da tre e trovava anche il modo di smazzare 3,7 assist a partita. L'anno dopo ne segnava 27,1 a partita con il 62% da 2 e il 46% da 3 eppure pervicacemente continuava a recapitare 3,6 assist a partita.
Me lo ricordo ancora Sasha che batteva il suo marcatore diretto in palleggio andava dentro e quando non segnava recapitava passaggi al bacio per Antonio Davis e Zan Tabak. Oppure, e questi purtroppo non sono contati come assist in Italia, faceva collassare la difesa su di se per aprire sul perimetro per Riva, Ambrassa e Lupo pronti alla bomba da tre.
Direte: "Bella forza, l'allenatore era Mike D'Antoni, guardate che orologio è anche la Benetton di quest'anno". Il problema è che il primo anno il vice era F...a...
Mi immagino dunque dissentisse profondamente: "No, Sasha, la palla non devi darla a nessuno, tanto meno ai lunghi...". Ma Sasha insisteva e Pippo, indignato, l'anno dopo si trasferì a Roma.
Erano davvero anni di grande ignoranza, anni bui, meno male che quest'anno è tutto diverso...
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