Io e l'Olimpia

Il panettone fa male

gennaio 5th, 2009

Di fronte a certe prestazioni la speranza Ë quasi quella che non facciano vita da atleti. CioÈ che i nostri giocatori non si siano fatti mancare nulla e abbiano festeggiato alla grande Santa Lucia, Hannukah, Natale, Kwanza, S. Silvestro, un paio di compleanni e pure la Befana in anticipo.
Immaginarli strafogati di panettone affogato nel moscato o nella crema pasticcera almeno ci farebbe dire “Ah, ecco il motivo!”.

Ecco il motivo per cui abbiamo perso 3 partite di fila e soprattutto abbiamo perso quella pi˘ importante nella maniera peggiore. Con fischi finali meritatissimi perchÈ si puÚ perdere con questo scarto e tirando cosÏ male ma contribuire alla sconfitta sbagliando le rimesse pi˘ elementari, palleggiandosi sui piedi o perdendosi a polemizzare con gli arbitri vuol dire non esserci con la testa e con il cuore.

Ma non sappiamo se tutta o parte dell’Olimpia era, come capitava gli anni scorsi, a festeggiare il capodanno chez Adriano. Quindi motivi cosi lapalissiani non ne vediamo per questo crollo che ci offende nei modi prima che nelle proporzioni.
L’AJ gioca 5 minuti e poi svanisce. E svanisce senza nemmeno provare ad aggrapparsi a quanto di buono ha mostrato fino ad ora anche nelle sconfitte, tenacia, grinta e voglia di stare in partita. Forse non sarebbe bastato a battere una Roma ottima nell’aprire gli spazi per Gabini e Jaaber oltre i 6,25 ma perlomeno non avrebbe fatto addensare foschi presagi che per la prima volta in stagione hanno sostanza nei fatti.

Inevitabilmente si aprono degli interrogativi non assoluti ma pressanti sull’immediato. Andiamo con ordine:
Vitali: Ë pi˘ spento fisicamente oggi di quando Ë tornato dall’infortunio. Nelle ultime 3 partite Ë sembrato l’ultimo Coldebella per mobilit‡ difensiva e offensiva con il problema di non avere ancora un decimo della sua malizia ed esperienza. Sta facendo un lavoro atletico particolare che lo appesantisce nel breve periodo? Ha altri problemi fisici?
In queste condizioni non da veramente niente alla squadra anzi: se come oggi non Ë in grado di attaccare dal palleggio nemmeno Brezec vuol dire che anche quello che sa fare meglio ovvero il pick’n'roll gli risulta difficile.

Thomas: oggi Ë tornato in doppia cifra ma i punti sono venuti da inizitive in penetrazione che sinceramente sono la cosa che meno ci rassicurano del suo gioco. Il problema Ë che quello che dovrebbe fare meglio, tirare da 3, alla fine lo fa male: nelle ultime 3 partite siamo a 4 su 19 e a preoccupare Ë il fatto che la met‡ degli errori sono open shots.
Nel basket attuale il suo 38% complessivo Ë poco soprattutto perchÈ i suoi compagni tirano tutti peggio.

SangarÈ e Bulleri: Una delle cose buone del periodo emergenziale era stato scoprire che SangarÈ preso per fare il nono/decimo della situazione era un giocatore discreto e che schierato come play starter aveva un buon impatto tattico con le sue gambe fresche che permettevano di mettere subito pressione sui play avversari. Poi giustamente lasciava spazio a Vitali e Bulleri in momenti pi˘ topici dove il suo essere play “prestato” poteva creare difficolt‡.
Da due partite lo starter Ë diventato Bulleri e la cosa lascia perplessi. L’ormai consunta questione se Bulleri possa mai essere pi˘ di un uomo di rottura viene riaperta da questa scelta e i risultati di oggi la chiuderebbero subito: 6 palle perse. E intendiamoci se oggi devo salvare qualcuno per il cuore tra i pochi salvati c’Ë il Bullo.
Solo che proprio non ce la fa, come testa, come letture, come feeling: Giacchetti gioca sporco e lui si interstardisce a voler far “vedere” i suoi falli agli arbitri finendo invece per perdere palle banali aspettando i fischi che non arrivano. Fa delle buone cose nel 3∞ quarto ma ad oggi, contando che la velocit‡ di una volta Ë un ricordo, non si capisce cosa possa dare in apertura di partit‡ pi˘ del francesino.

Hawkins: il migliore dei nostri nonostante fosse il sorvegliato numero uno. Veniva da due gare in cui Ë finito sulla croce per non aver chiuso il match con in mano le palle decisive e questo d’altronde Ë il limite di un giocatore che Ë un attaccante di sfondamento quindi generoso e caparbio ma non ha il cinismo del finisseur nÈ gli automatismi dei grandi tiratori.
Qui il problema Ë che puÚ anche andare bene che 3 attacchi su 5 finiscano nelle sue mani, quello che non va bene Ë la “pretesa” che che se la cavi completamente da solo. Cosa succede intorno ad Hawkins quando ha la palla? Poco o niente per cui o segna o se raddoppiato/chiuso gli sbocchi sono estemporanei e improvvisati.

Bucchi: la valutazione di un allenatore sulla sola partita Ë sempre parziale. Un allenatore puÚ aver previsto e spiegato in anticipo tutto il match poi sul campo bisogna volere o saper eseguire.
Come note parziali diciamo che il quintetto di inizio secondo quarto aveva pochissimo senso: Vitali, SangarÈ, Mordente, Katelynas e Rocca quando devi ricominciare sotto di 7 punti ti fa solo chiedere chi sarebbe il tiratore designato. E mettersi a zona per tentare il recupero contro una Roma in serata di grazia da 3 forse non era la scelta ottimale.
Sulla questione rimesse a caldo ti viene da chiederti se l’allenatore le insegna ma a freddo, essendo una questione di timing e di voglia di prendere la palla la patata bollente torna a chi Ë in campo.

E quindi che si fa ora? Non ho visto allenamenti e non so valutare pi˘ di quel tanto il clima della squadra, fino ad ora le partite vinte o perse mi dicevano che c’Ë qualcosa di solido nella chimica. Lo sbracamento di oggi Ë chiaro che mette in dubbio molte cose, sembra quasi che la squadra non voglia essere quello che sembrava essere ad oggi, tutta nervi, concentrazione e difesa. Come se il sacrificio collettivo fosse accettato nell’emergenza e ad oggi, al completo, si aspiri probabilmente a torto, ad altre dinamiche.
Io tornerei al lavoro tutti insieme ma valuto dall’esterno. C’Ë qualcosa di rotto che ha portato a questa sconfitta?

In alternativa c’Ë sempre la panacea del mercato e del cambio in generale. Che Ë la scorciatoia per tutte le situazioni e facendo ammuina i problemi si nascondono sempre almeno temporaneamente.

Oppure si ringrazia l’Epifania che tutte le feste le porta via…

Regalo di Natale

dicembre 21st, 2008

In un clima di grande generosit‡ natalizia Olimpia e Fortitudo provano per 45 minuti a regalare la partita all’avversario. Alla fine naturalmente prevale Milano. PerchÈ Milano ha il cuore in mano soprattutto a Natale e sia dunque gioia sotto l’albero anche per la Fortitudo.

Passo indietro per l’Olimpia a cui sarebbe bastato aggiungere alla solita ricetta a base di generosit‡ una manciata di lucidit‡ e un pizzico di cinismo per portare a casa la partita.
Invece se si Ë confermato che la squadra ha ben incorporato il concetto di refuse to lose Ë apparso altrettanto chiaro che ci manca ancora la indispensabile interiorizzazione del killer istinct: non moriamo mai ma non uccidiamo l’avversario, giochiamo meglio quando Ë questione di legittima difesa e non quando si tratta di dare il colpo del KO.

Alla fine mancano giusto quei canestri mancati per poca cattiveria quando eravamo in vantaggio. E’ chiaro che l’attenzione si concentra sulla stoppata subita da Bulleri a due secondi dalla fine o sulle palle perse malamente da Hawkins negli ultimi due possessi biancorossi dei supplementari. Ma il tiro dell’ultimo secondo Ë per sua natura aleatorio, Ë allenabile ma dipende troppo dal colpo di genio o di fortuna del momento.

Il punto veramente migliorabile Ë invece il sapere capitalizzare ogni occasione offensiva soprattutto quando siamo in vantaggio, mai sbagliare i canestri facili Ë una banalit‡ che per noi vale triplo perchÈ non siamo una squadra di attaccanti efficaci anche in situazioni estemporanee: nel secondo quarto la Fortitudo Ë rientrata pi˘ che altro per la nostra anemia offensiva, tiri anche buoni e “scontati” sbagliati.
La percentuale da 2 punti Ë stata alla fine pessima ed Ë difficile dire che sia esclusivo merito della difesa biancoblu. Non abbiamo voluto segnare con la stessa voglia con cui abbiamo voluto prendere 15 rimbalzi offensivi e recuperare 19 palloni e qualcosa l’abbiamo sbagliata cercando di essere belli quando bastava essere efficaci.

E’ mancato dunque un po’ di fuoco, quel fuoco che abbiamo fatto esplodere recuperando 8 punti di distacco dal 32′ al 33′ minuto ma che non abbiamo saputo canalizzare per cuocere a puntino Bologna.
Che ha confermato certo di avere giocatori con punti nelle mani e grande fisicit‡. Ma anche giocatori che probabilmente ritengono una sconfitta personale quella di passare il pallone a un compagno senza aver battuto l’avversario diretto.

Partitone da NBA dunque di Gordon e Mancinelli, solo un po’ meno di Strawberry che sbaglia parecchio e in momenti topici dalla linea del tiro libero. Da NBA come risultati ma prima ancora come stile di gioco, uno contro uno insistito e il compagno mi serve al massimo per un blocco, per una sponda o per un assist ma solo in casi veramente estremi.

Una nota su Papadopoulos che puÚ essere senza se e senza ma il centro pi˘ forte del campionato perchÈ da centro puro ha altezze, movenze e tecnica. Che poi questo sia un vantaggio reale Ë tutto da stabilire: contro Rocca e Sow avrebbe dovuto fare sfracelli ma siccome nÈ Huertas nÈ Gordon nÈ Strawberry ritenevano una priorit‡ servirlo alla fine il suo impatto Ë stato pari a quella del bietolone Vranes del Partizan.

Per tornare su discorsi gi‡ fatti se uno ritiene che il basket sia solo in questi termini il nostro roster attuale gli far‡ sempre abbastanza schifo. E’ una questione di punti di vista, di questa partita si puÚ dire che dimostra le nostre inadeguatezze soprattutto della prima punta Hawkins che perde il confronto con Gordon o Strawberry o si puÚ dire che dimostra la nostra forza perchÈ perdere di 2 tirando cosÏ male Ë un mezzo miracolo.

A Natale vorr‡ dire che festegger‡ di pi˘ il partito delle nostre inadeguatezze. Nel frattempo l’andamento complessivo della giornata ha riservato altre sorprese confermando i sospetti iniziali: dietro Siena c’Ë un gruppone in cui le differenze alla fine non cosÏ marcate.
Tra Siena e le seconde ci sono 8 punti, tra le seconde e l’ultima ce ne sono 10, scudetto gi‡ assegnato come prima e pi˘ di prima?

Dieci alla decima

dicembre 18th, 2008

Il Partizan di oggi non Ë nemmeno lontano parente per talento a quello che fu di Djordjevic e Danilovic. Ma non andava sottovalutato perchÈ Ë giovane, atletico e profondo: se lasciato giocare soprattutto dagli arbitri poteva mettere in difficolt‡.

E qui apriamo una parentesi sugli arbitraggi di Eurolega: fino ad ora costantemente mediocri e lo diciamo dopo una partita dove non possiamo lamentarci al computo finale.
Abbiamo tirato 43 liberi e subito 36 falli e il punto sta proprio qui: fino ad oggi ne subivamo di media 18 e tiravamo la miseria di 13 liberi. Bello sbalzo, vero?
E a proposito di sbalzi oggi a Mosca il CSKA che di solito chiamava 22 falli a partita e tirava 21 liberi a partita ne raccatta solo 15 e tira un totale di 6 liberi totali. Guarda caso perde.

Non Ë quindi questione di favoritismi ma forse di oscillazioni di metro fin troppo marcate non solo da una partita all’altra ma nell’ambito del medesimo match. Arbitri mediocri e pochissimo affiatati: non capisco il criterio di mandare ad arbitrare terzetti di paesi diversi, sembra l’inizio di qualche barzelletta, “ci sono un finlandese, un polacco e un israeliano che vanno ad arbitrare in Eurolega…”
Il fatto di avere un arbitro di qualche campionato di buon livello poi uno di media fascia e uno del terzo mondo cestistico non porta una media sufficiente. Piuttosto hai il terno al lotto di avere su un lato uno che non vede i passi, dall’altro quello che lascia passare i blocchi tipo catch e sotto canestro quello che fischia se sei fuori di un grado dalla perfetta verticale del cilindro.

Mi chiedo perchÈ non mandare terne della stessa nazione: Ë chiaro che potresti avere 3 arbitri poco esperti in assoluto ma perlomeno dovresti avere 3 che si capiscono fra di loro e tendenzialmente potrebbero arbitrare allo stesso modo. Il rischio rimarrebbe quello di avere una partita che si gioca una volta alla greca e quella dopo alla spagnola ma non credo sarebbe peggio della situazione attuale dove l’arbitraggio cambia da una azione all’altra.

Tornando alla partita si conferma che la forza di questa squadra sta nella potenza di dieci, nella sua profondit‡. Che non vuol dire che gioca con 10 fenomeni ma che gioca con 10 giocatori veri che portano, pur giocando male o meno bene del previsto, un contributo alla causa.

Prendiamo ad esempio Hall che passa dagli eroismi della vittoria con Teramo a una partita in sordina sul tabellino soprattutto offensivamente ma solida nell’applicazione come bloccante e difensore. Dove non eccelle anzi soffre soprattutto in Eurolega per mancanza di peso ma – ripeto un concetto che puÚ sembrare criptico ma Ë molto semplice da capire soprattutto vedendoli giocare dal vivo – “c’Ë”.

Come “c’Ë” anche Bulleri o Sow, ci sono anche loro sebbene poi la firma statistica sia oggi quella di un glaciale Vitali dalla lunetta o della coppia HawkinsThomas tornata ai livelli consueti dopo la tappa a vuoto di Istanbul: tutti presenti a ruota di un Rocca che Ë l’epitome della “presenza”, impossibile da cogliere solo dalle cifre, incredibile da percepire sul campo, da standing ovation ogni volta.

Uno spazio doveroso per chiudere dedicato a Katelynas: fino ad oggi Ë sembrato l’anello debole, poca qualit‡, poca energia e poca presenza. Nelle ultime 3 partite invece 9 su 11 dal campo e 6 rimbalzi di media.
Bravo lui a tornare, brava la squadra a supportarlo e bravo lo staff tecnico a recuperarlo.

In attesa della sfida con la Fortitudo dei talentuosi che continua a mandare in brodo di giuggiole giornalisti e commentatori italiani (de gustibus…) una nota proprio per lo staff tecnico: il nostro play starter doveva essere il decimo e non giocare mai ed Ë diventato invece una importante arma tattica che apre le partite sul giusto binario soprattutto difensivo, tutta la squadra mostra una applicazione difensiva rara negli ultimi anni e ha saputo affrontare le tempeste di inizio anno con coesione.
C’Ë un lavoro di qualit‡, che si cominci a riconoscerlo…

Sudo ma godo

dicembre 8th, 2008

Un po’ me li vedevo i soloni e le cassandre che all’intervallo della partita di oggi cominciavano a sfregarsi le mani per la gioia di poter scrivere che la vittoria con il CSKA era stata solo un episodio per una squadra a cui in realt‡ manca questo, quest’altro e quest’altro ancora.
Ma peccato sar‡ per un’altra volta: vince Milano con la stessa intensit‡ difensiva della conquista di Mosca che tiene il punto anche quando i tiri pur buoni e ben costruiti non vogliono entrare.
Difendere meglio e difendere tutti: finalmente ci presentiamo con il roster al completo (manca Beard, purtroppo assente per assistere la madre malata: i nostri migliori auguri) e possiamo stroncare alla distanza la resistenza di Udine che di uomini ne ha solo 6.

Milano ne gira invece 10, dai 10 minuti di SangarÈ ai 32 di Hall, ne manda 8 a segno e 5 in doppia cifra con l’highlight dei 13 punti in 16 minuti del rientrante Sow, inarrestabile per l’opposizione di Di Giuliomaria e Ortner.
Nella seconda frazione si vede anche la difesa che si trasforma in contropiede con Hall e Hawkins che schiacciano spettacolarmente.

Ma attenzione, non stiamo facendo l’inverso dei suddetti soloni e cassandre che quando perdi Ë tutta merda e allora per reazione ogni vittoria dice che invece Ë tutto oro.
Abbiamo faticato, abbiamo fatto errori, ma siamo sempre stati li con intensit‡ per far valere effettivamente alla fine la nostra superiorit‡ oggettiva.

A qualcuno la partita non Ë piaciuta? Ci sta, de gustibus…
Quello che Ë stato inaccettabile fino ad ora nelle analisi fatte sulla nostra stagione era il non voler vedere anche nei momenti pi˘ difficili e faticosi la qualit‡ dell’impegno difensivo di tutti e la compattezza del gruppo: avete letto il messaggio di Vitali dopo il CSKA? “Sono felice soprattutto per quei mei compagni che sono stati criticati e messi in discussione sulla stampa”.

Se prendiamo i nostri giocatori singolarmente riesce facile storcere il naso e fare l’elenco di cosa gli manca. Proviamo a prenderli come squadra e vediamo se la somma Ë superiore alle sue componenti: io sono affascinato dalla sfida di vedere dove possa arrivare questa squadra cosÏ diversa dal solito o “mal assemblata” come direbbero altri.
E’ chiaro che se invece ci si esalta solo al pensiero di avere o di credere di avere l’asso in panchina (Repesa?) l’asso in regia (Strawberry? Becirovic?) l’asso in guardia (Woods? Allan Ray?) l’asso in pivot (Papadopoulos? Brezec?) l’ottica Ë completamente diversa.

Nel 2005 andammo in finale con Maravic, Schultze e Gigena contro squadre che avevano Kaukenas, Stonerook e pure il “fenomenale” Blizzard. O Siskaukas, Bargnani, Goree. Se non fosse gi‡ accaduto oggi come oggi vi sembrerebbe possibile?

Questa Milano Ë migliorabile come ogni squadra: puÚ e deve crescere nella fluidit‡ di gioco, deve diventare molto pi˘ brava a trasformare la sua qualit‡ difensiva (prima difesa, secondo saldo positivo tra palla perse e recuperate dopo Siena) in punti facili in contropiede.
Ma non ha certo bisogno di essere rivoluzionata sul mercato come piace immaginare a qualche giornalista che sulle fregnacce di arrivi e partenze puÚ darsi una importanza che ormai non ha pi˘.
PerchÈ, diciamocelo tra parentesi il giornalismo sportivo in Italia Ë morto e sepolto e siamo ormai alla guitteria e al gossip.

L’unico intervento sensato ad oggi sarebbe su Katelynas che purtroppo sta dando molto meno del previsto: anche stasera un giocatore timido e cosa ben pi˘ grave spesso distratto e svagato. L’anno scorso era stato capace di sopperire alle giornatacce e alle amnesie momentanee di Sesay mentre quest’anno, con un minutaggio uguale, non Ë di supporto a Hall.
Ma detto questo, considerando che le alternative reali non se ne vedono, si puÚ provare ad aspettarlo: perchÈ la forza di una squadra sta anche nei pezzi che sembrano inutili o bruttarelli.

Mentre bellini esteticamente sono stato incaricato di definire per quest’anno a pari merito Vitali e Bulleri: ebbene si anch’io come i migliori giornalisti sportivi scrivo a comando… ;-)

Dal 1936 orgoglio di Milano

dicembre 3rd, 2008

C’Ë gente che domani se avesse un minimo di onest‡ intellettuale si presenterebbe al suo datore di lavoro per dire se la possono mandare alla piccola pubblicit‡ perchÈ di basket non capisce un beato cazzo. Ma da anni non capisce un beato cazzo…

Ci sono vecchi tromboni che ci ammorbano con le loro storielle di quanto sono amici con Tizio, di dove hanno mangiato con Caio, che Sempronio che Ë loro amico merita la panchina dei Lakers anche se non ha mai vinto manco il torneo dei bar.

Ci sono ex primi violini che sanno sempre cosa manca, manca un play e il centro, manca il mio posto in prima fila e il mio buffet. E pi˘ manca e pi˘ mi inacidisco.
Ci sono cronisti sdraiati a dire quanto Ë bravo il condottiero che vince, quanto Ë bravo, quanto Ë bello, quanto Ë superiore alla nostra Italietta dal suo dorato esilio dove giunse con le pive nel sacco ma non lo ricordiamo mai troppo.

Per fortuna perÚ c’Ë anche Fiero il Guerriero. E c’Ë l’Olimpia, dal 1936 orgoglio di Milano

Belli, belli, belli in modo assurdo

novembre 24th, 2008

Diciamoci la verit‡. Milano Ë brutta. Brutta, brutta, brutta.

Prendiamo Beard con quel torso lungo lungo e le gambette corte, 210 cm di orrida sproporzione. La capigliatura di Filloy viene direttamente dal peggio degli anni 80, offende il coiffeur che Ë in tutti noi.
Vitali sembra un bel ragazzo ma in campo ricorda quel trampoliere di Carletto Della Valle e il suo tiro a spingarda Ë vietato nella fascia protetta televisiva.
Hawkins sembra Predator con quel grugno e quelle treccine in testa; Mike Hall Ë il fratello brutto di Will Smith e – Facebook testimone – si veste con gusti discutibili. Quei due slavati di Thomas e Katelynas fanno subito una pessima impressione con quel colorito tendente al giallastro invece di un sano colorito abbronzato.
E le occhiaie di Mordente? Il volto deformato di Bulleri quando va in penetrazione? Il volgare rotolarsi per terra di Rocca ad ogni piÈ sospinto?

Tutta questa bruttezza Ë inaccettabile perchÈ il nostro sponsor Ë Giorgio Armani, paladino mondiale della bellezza. E’ una situazione vergognosa avere solo gente che mal si sposa con la prossima collezione primavera-estate quando invece i giocatori di Scavolini e Snaidero sono tutti perfette casalinghe che si muovono con padronanza fra cappe e fornelli. A Roma tutti, da Becirovic a Jaaber sono in grado di svilupparti a mente un sistema integrale vincente per scommettere e a Treviso in panchina fanno 3 maglioni a maglia rasata per quarto.

Invece noi solo gente brutta, inadatta anche alle passerelle delle collezioni pi˘ cheap. Prioli, Zanca e Bucchi se ne rendono conto? PerchÈ non hanno preso Zoolander o Hansel che quest’anno va un casino?

Inoltre abbiamo perso ad Avellino, nessuno ha visto la partita perÚ Ë doveroso lo straccio delle vesti “perchÈ l’Olimpia non puÚ perdere ad Avellino…”. Lo dice il blasone e la bacheca, come Ë assodato che la Pro Patria anche oggi non puÚ perdere con il Chievo.

Sembreranno delle stronzate quelle che ho scritto ma anche no visto che ho semplicemente esagerato le considerazioni di fondo che si leggono in molti commenti sulla nostra stagione: non possiamo giocare male perchÈ siamo la squadra di Armani, non possiamo perdere perchÈ siamo Milano.
D’altronde dopo 20 anni di esposizione al commento sportivo in stile Processo del LunedÏ – QSVS anche nel basket si puÚ dire tutto e il contrario di tutto, perdi, Ë crisi, ritorno sul mercato, taglio ed esonero, vinci, scudetto, spettacolo puro, tra un anno primi in Europa…

Partiamo dall’ultima partita: l’indignazione si vede che non va d’accordo con la memoria perchÈ negli ultimi 4 anni il bilancio tra Milano ed Avellino Ë 5 a 3. Per Avellino. Che una volta ce ne ha dati 27 in casa e sembrer‡ volgare ma ha anche vinto una Coppa Italia pi˘ di noi.
Avellino Ë una squadra di Eurolega con un allenatore che a Milano ha fallito ma che ha esperienza e capacit‡ per guidare un gruppo di giocatori ridotto e anziano nei suoi elementi migliori ma che resta di qualit‡: si puÚ perdere in trasferta con loro? Si.

Abbiamo sbracato? Abbiamo giocato male? Abbiamo fatto un passo indietro rispetto alla vittoria con Cant˘? Boh, io non lo so, non ho visto la partita.
Le partite che ho visto finora continuano a dirmi che Milano Ë una squadra brutta, ancora priva di automatismi e fluidit‡, rallentata nella sua crescita da una serie di infortuni.
PerÚ in tutte queste difficolt‡ l’Olimpia si Ë dimostrata una squadra con una identit‡ coriacea e tignosa, sempre rimasta attaccata alle sue partite anche quelle perse, vincitrice quando ha vinto pi˘ per voglia e ardore che per improvvise serate di grazia.
Una squadra che in un progetto triennale mi sembra stia partendo dalla componente fondamentale di tornare ad essere la Milano guerriera che non molla mai. Una squadra guidata da un giovane play che oggi Ë allo stesso tempo acerbo e promettente, capace di perdere palloni inopinati ma allo stesso tempo di mostrare una personalit‡ forte di vero condottiero in fieri.

Se non si vuole prendersi oggi il rischio di far crescere Vitali con alti e bassi, domani potremmo non avere la base pi˘ solida per un progetto vincente a lungo termine.

Se ci si aspetta lo showtime da questa Olimpia si puÚ solo essere delusi non solo oggi ma anche domani. Sarebbe come chiedere che il Billy dal 78 all’82 fosse come la Tracer di McAdoo e Barlow o la Philips di Djordjevic e Davis.

Se ci si aspetta che Milano vinca tutto gi‡ da quest’anno si potr‡ solo essre delusi. PerchÈ non Ë nei programmi e non Ë nei proclami: la squadra che quest’anno sarebbe in obbligo di sfidare seriamente Siena Ë Roma.

PerchÈ sono 6 anni che ha una propriet‡ solida e da 3 un progetto tecnico ambizioso con Repesa ma non Ë detto che basti visto che da Siena prende ancora 20 punti e poi ne prende 106 dalla stessa Pesaro che con noi non arriva nemmeno a 65.
Quindi Roma ha gi‡ fallito come ha gi‡ fallito Milano. O non ha fallito perchÈ ha fatto vedere qualche sprazzo di basket spettacolare?

Ma il basket come la vita non Ë solo essere belli, belli, belli in modo assurdo…

La paura e la voglia

novembre 2nd, 2008

Vitali, Bulleri e Sow siedono sconsolati in tribuna a in borghese e in campo entra la paura. Perdiamo la terza partita consecutiva di 2 punti all’ultimo minuto, forse un piccolo record statistico, e purtroppo diamo segni di paura di vincere.
Non che si veda scollamento o nervosismo ma comincia a serpeggiare la paura di non riuscire mai a trovare il centesimo, fisico e/o tecnico, per fare la lira.

Come contro la Virtus l’AJ si perde pochi secondi dopo aver raggiunto il top della sua prestazione: sulle ali di un Jobey Thomas finalmente innescato nei modi e tempi giusti nel terzo quarto con due fiammate di Mordente ci troviamo con un vantaggio di 14 punti che diventa perÚ immediatamente zavorra psicologica e non cuscino di sicurezza.
Al 26′ Ë 59 a 45 per noi ma dal doppio timeout usciamo spenti e al 30′ Montegranaro Ë gi‡ a contatto, grazie soprattutto alle prodezze balistiche di Garris e al coriaceo Hunter che usa i chili in sostituzione ai centimetri che non ha per fare male sotto canestro.
Ci fa male anche Cavaliero che esce ottimamente dalla panchina e che scopriamo anche godere buona considerazione arbitrale vista l’interpretazione a volte benevola della sua aggressivit‡ difensiva.

Milano perde per falli prima Rocca e poi Beard ma soprattutto si incaglia per l’ennesima volta in attacco, perdendo di conseguenza fiducia nella propria met‡ campo: segnamo 15 punti in 14 minuti subendone 32 e cadiamo per mano di Garris bravo a trovare la sospensione vincente dai 4 metri a un secondo e 25 dalla fine.

Sintomatico l’andamento delle azioni precedenti che portano al nostro pareggio: sul 75 a 73 Ë Hawkins che chiede l’isolamento ma si incarta subito perdendo malamente palla, dall’altra parte anche Garris pasticcia e si fa scippare da Mordente. Nel traffico Ë ancora Hawkins che trova, nonostante i contatti, la sospensione del pareggio.

Dicevo situazione sintomatica. A prescindere anche dagli infortuni al resto del roster Hawkins Ë l’uomo di maggiore classe ed esperienza, la prima scelta e la prima opzione che dia sicurezze su cui costruire anche ai compagni.
Il problema Ë invece l’andamento ondivago della sua prestazione all’interno della stessa partita ma addirittura da una azione dopo l’altra.

Porto ad esempio due situazioni uguali. La prima, Eurolega contro l’Efes: Hawkins fa la rimessa di inizio terzo quarto e la regala con un passaggio molle e prevedibile regala palla e canestro a Vujanic. Nell’azione immediatamente successiva prende palla e va a schiacciare a difesa schierata.
Oggi rimbalzo difensivo, coast to coast, 2 punti pi˘ tiro libero aggiuntivo. Subito dopo dormita clamorosa su Minard che riceve palla nelle nostra met‡ campo e va a segnare due punti facili in sottomano.

Non Ë l’atteggiamento che ci si aspetta dalla stella della squadra, non si puÚ stare tranquilli se l’alternativa puÚ essere sempre o la grande azione o l’errore clamoroso. Non Ë ugualmente un bel segnale la sensazione che o gioca bene Hawkins o gioca bene Thomas: come sensazione mi sembra di vedere un Falco a met‡ se l’azione non nasce per default con lui come prima opzione.
A una squadra in difficolt‡ come noi serve almeno una certezza su cui capitalizzare, se manca anche un’ultima speme, tenera la fede salda diventa sempre pi˘ difficile.

Torno per un attimo alla questione Hall messa in prospettiva appunto con Hawkins. Hall non Ë un fenomeno ma se guardo le ultime due partite rivedo un giocatore con un buon vocabolario offensivo fronte a canestro, buoni doti di passaggio, buon atletismo a rimbalzo.
Quanto c’Ë di buono viene perÚ sporcato da scelte pi˘ che opinabili che sembrano pi˘ che altro errori di concentrazione e di lettura, leggerezze nelle scelte e nelle opzioni prese.
Togliamo per un attimo dal quadro il fatto che gli high di Hawkins siano e saranno sempre pi˘ splendenti: la vera preoccupazione Ë che facciano low simili, che due giocatori ben diversi per esperienza e classe possano creare gli stessi problemi sbagliando allo stesso modo.

Nella situazione attuale potremmo sacrificare il vaso di coccio Hall per un giocatore pi˘ esperto e pesante negli equilibri di squadra, dovendo anche considerare che purtroppo l’apporto di Katelinas non Ë quello che dava nel girone di ritorno dello scorso anno. Il rischio sarebbe quello perÚ di ritrovarsi nel gioco delle tre tavolette per sapere se giocher‡ bene Hawkins, Thomas o il nuovo mister X.

La situazione Ë delicata, molto delicata: le regole di una volta, il mercato chiuso, “costringerebbero” alla fiducia e all’attesa di recuperare due quinti dei primi 5 e il primo cambio dalla panchina.
Oggi bisogna invece resistere alla tentazione di pensare che ci sia sicuramente altrove la soluzione migliore.

Digital Divide

ottobre 26th, 2008

Milano contro Caserta e sembra di tornare agli anni Ottanta e Novanta. Il ritorno dei bianconeri campani nella massima serie Ë una bella notizia perchÈ Caserta Ë stata senza dubbi di sorta la pi˘ bella realt‡ mai espressa dal basket meridionale.
La creatura del cavalier MaggiÚ Ë stata per anni ai vertici, culla di grandi giocatori cresciuti nel suo vivaio e di tecnici importanti: inutile ricordare i Gentile o gli Esposito cosÏ come i Marcelletti. E’ un ritorno che per i tifosi biancorossi porta tanti ricordi, belli e brutti ma in ogni caso importanti nella storia del basket italiano.

Inutile anche dire come il PalaMaggiÚ sia da sempre un impianto molto pi˘ degno della Serie A rispetto al Pianella. Ma va notato come oggi si giochi al PalaMaggiÚ e sul finire del 2008 non si riesce nemmeno a garantire il netcast della partita sul sito della Legabasket.
E questo suoni come una accusa alla Lega tutta e in secondordine a Caserta come parte della Lega: il massimo campionato italiano deve essere in grado di fornire un certo tipo di copertura e di servizio altrimenti scivoler‡ pian piano ma inesorabilmente nell’oblio e nell’indifferenza.

Detto questo passiamo non alla fredda cronaca ma nemmeno alle dolenti note. Non perchÈ non dispiaccia perdere ma perchÈ c’Ë attualmente poco di scandaloso o di imprevedibile nelle fatiche biancorosse di inizio stagione.
Se mi trovo a dover costruire una squadra nuova, con giocatori nuovi, guida tecnica nuova e gli occhi puntati dell’opinione pubblica, spero e prego di non dovermi confrontare con continue assenze, infortuni e contrattempi che mi impediscano di capire e stabilire assetti, gerarchie e automatismi.

Tutto il contrario della nostra fase di preparazione, pessima proprio per la serie infinita di assenze, contrattempi, infortuni e magagne che ci troviamo ad enumerare. L’ultima tappa Ë l’infortunio alla mano di Bulleri che dopo l’impegno a mezzo servizio di oggi sar‡ assente per l’operazione correttiva, Vitali non ha fatto in tempo a sistemare la mano per trovarsi con problemi al ginocchio e, dulcis in fundo anche Sow ha trovato una botta al piede.

Gli infortuni fanno parte degli imprevisti del gioco ma Ë chiaro che perdere uno o pi˘ pezzi di un meccanismo in costruzione Ë diverso rispetto al perdere pezzi in un meccanismo gi‡ rodato.
A Milano manca gioco offensivo, Ë un problema evidente. Con Caserta per la prima volta abbiamo percentuali di tiro decenti (purtroppo vanificate da tiri liberi tirati pessimamente) ma ugualmente non superiamo quota 70 punti segnati.
Manca anche l’uomo con le capacit‡ di rendere meno asfittico un attacco dalla manovra farraginosa: non c’Ë Gallinari e non c’Ë Jones che come Gallinari poteva essere un attaccante multiforme, slegato dal funzionamento degli schemi.

Io non credo che Milano sia una squadra da nemmeno 70 punti segnati di media: il tiro di Thomas Ë un arma efficace, il pick’n'roll di Rocca anche, l’atletismo di Hawkins idem come quello di Sow, l’arresto e tiro di Bulleri, la velocit‡ di SangarË non sono inefficaci.
PerÚ sono, come dire, armi specialistiche da innescare con cura e tempismo: non puoi usare un mortaio per colpire a 2 metri o una pistola per sparare a un chilometro.

Il giocatore alla Gallinari o alla Jones me lo immagino invece come un Gundam che ha un cannone, ma anche le mitragliatrici, la spada laser e pure i cazzotti esplosivi: dove lo metti, come lo metti questo Ë pericoloso, puÚ segnare e puÚ sbrogliarti la situazione.
Quel tipo di giocatore, con quel tipo di armi ad oggi non l’abbiamo e purtroppo non abbiamo nemmeno la capacit‡ di dispiegare le nostre armi singole nei tempi e nei modi giusti. Mi stupirei piacevolmente del contrario visto che ad oggi non abbiamo giocato praticamente un match con il nostro backcourt pensante al completo e sano.

L’Armani fino ad ora ha dimostrato di poter difendere bene, tutti insieme e con grinta: due volte su tre non Ë stato sufficiente ma Ë una base dalla quale secondo me si parte sempre bene nel lungo periodo. Ci possono essere molte critiche anche giustificate da fare sulle singolarit‡ ma sinceramente mi sembrerebbero ingenerose quando non hai ancora potuto vedere il meccanismo completo in cui queste individualit‡ dovranno inserirsi.

Intendiamoci, se dopo una preparazione senza problemi e infortuni i primi risultati fossero questi sarei il primo ad essere perplesso. Ma questa non Ë la nostra situazione. Siamo una squadra in difficolt‡ che purtroppo perde ma per fortuna non sbraca, giudichiamoci quando l’infermeria non sar‡ pi˘ un problema pressante.

Finisco con un messaggio per i tromboni che vogliono spiegare che siccome abbiamo preso 26 punti dal CSKA si stava meglio quando si stava peggio: l’anno scorso il CSKA ha giocato 23 gare di Euroleague, in 7 di queste ha avuto uno scarto medio positivo di 26,6 punti, in altre 3 gare tra i 10 e i 20 punti di margine lo scarto medio positivo Ë stato di 18 punti, in altre 5 sotto i 10 punti di margine lo scarto medio positivo Ë stato di 8 punti.
L’anno prima 15 partite su 25 hanno avuto uno scarto medio positivo per i russi fra i 17 e gli oltre 20 punti.
Ovvero sono due anni che il CSKA distribuisce schiaffi al 70% delle squadre europee: dov’Ë lo scandalo? Probabilmente come la bellezza, sta nell’occhio di chi guarda…

La dieta a zona

ottobre 19th, 2008

Sconfitta beffarda ma non inaspettata o inspiegabile. Dalla prestagione i dubbi legittimi erano sulla qualit‡ immediata del gioco di una squadra totalmente rinnovata. Dubbi amplificati da una fase di preparazione a ranghi dimezzati da Nazionali e infortuni.

E gi‡ a Pesaro si erano viste le difficolt‡ offensive finite a tradursi in un match sotto i 70 punti vinto grazie alle prodezze di Hawkins, al coniglio estratto dal clindro da Vitali e a una buona prova difensiva generale.

Oggi nel debutto in casa ci presentiamo senza Vitali che alla mano convalescente aggiunge uno stiramento al ginocchio ma per 2 quarti e mezzo capitalizziamo sul buono che gi‡ siamo in grado di presentare.

Defense, defense:Che Ë soprattutto una difesa di squadra molto buona, molto attiva e dinamica: SangarË da play titolare mette subito pressione su Boykins e ha buone intuizioni anche in attacco, il fino ad ora vituperato Hall non Ë un fenomeno ma Ë presente a rimbalzo e in difesa.
Soffre l’attacco anche se a volte mettiamo l’uomo da solo sotto canestro – vedi Mordente – soffre soprattutto Thomas che non Ë una opzione e quindi non Ë nemmeno una fattore, non ci sono schemi per lui e quando prova a creare dal nulla si vede che sta uscendo dalle sue corde.
Soffre anche Rocca in ritardo di condizione e messo in difficolt‡ da ogni contatto: prende iniziative e tiri buoni ma gli manca il timing giusto e il mezzo centimetro di velocit‡ e di salto che fanno la differenza.
Lo salva il suo cuore enorme con il quale dopo ogni errore trova qualcosa di buono in cambio ma ad oggi la sua bravura nel pick’n'roll e nel gioco a due Ë spesso vanificata dal concedere sempre al difensore il tempo per il recupero.

Ma nonostante questo l’Armani Jeans Ë talmente brava nel gettare sabbia negli ingranaggi bianconeri da riuscire a costruire un vantaggio sempre pi˘ rassicurante: un ottimo Bulleri centra sette punti di fila contro un Boykins che sembra prendersi in campo le pause che non gli vengono concesse in panchina, il buon Hall pesca il jolly da tre prima dell’intervallo e fa il bis dalla distanza in apertura del terzo quarto e ci troviamo in buon abbrivio fino ai 20 punti di vantaggio.

La zona morta:E qui arriva il patatrac. La Virtus si mette a zona pi˘ che altro per dire di averle provate tutte: non c’Ë grande convinzione nÈ grande aggressivit‡. Milano comincia attaccandola male: lenta nell’iniziare l’azione, lenta nei movimenti senza palla, ancora priva di riferimenti e automatismi negli scarichi dopo le penetrazioni per far collassare la difesa.

Anche cosÏ qualche tiro buono nelle posizioni giuste arriva e sono i tiri che ucciderebbero la partita anche psicologicamente. Ma sono tiri sbagliati mentre dall’altra parte comincia a carburare Giovannoni.
I bianconeri prendono verve anche in difesa e la qualit‡ dei nostri attacchi cala vertiginosamente: non solo non segnamo ma prendiamo tiri completamente fuori logica che ci lasciano scoperti e fuori equilibrio sul contrattacco.
La nostra difesa presa in velocit‡ perde convinzione ed efficacia.

Boykins da il meglio di se in campo aperto e in transizione dopo le difficolt‡ a difesa schierata, per noi invece Hawkins mostra i suoi difetti quando ha meno spazi per lanciarsi. Il Falco ripropone un movimento che mi faceva tanto incazzare in Sconochini ed Ë purtroppo tipico dei giocatori con molto fisico e molta propensione all’entrata: palla ricevuta con spazio sulla linea dei tre punti, finta di tiro, attesa del difensore e ripartenza in palleggio che il pi˘ delle volte si traduce solo in una rottura del ritmo di circolazione della palla.

La rimonta virtussina Ë contrastata dal solo Bulleri che perÚ Ë troppo solo, troppo sotto pressione e purtroppo, come spesso gli accade in questi frangenti, troppo propenso all’errore. Suo il tentativo per il pareggio dopo l’iniziativa di Hawkins che porta solo a un tiro libero segnato, arriva la stoppata mentre dall’altra parte chiudono da protagonisti il piccolo Boykins e il top scorer Giovannoni.

Una sconfitta come dicevo con spiegazioni plausibili ma che come tutte le sconfitte rischia di rendere pi˘ faticoso il processo di crescita: abbiamo fatto capire a tutti che con un po’ di zona ci possono mettere in difficolt‡ e non Ë un buon messaggio da dare.
C’Ë da trovare al pi˘ presto punti in attacco e la questione Thomas rischia di essere anche pi˘ pressante della questione Hall: due partite sotto i 70 punti e sotto il 30% da 3 e sotto il 50% da 2 vanificano anche il saldo pi˘ che positivo fra palle perse e recuperate. E’ solo questione di amalgama o manca un po’ di reale talento? Troppo presto per rispondere, meglio avere la calma e la forza di pazientare.

My Name in Earl: La Virtus si presenta con maglie che portano i nomi e non i cognomi dei giocatori anzi a volte nemmeno i nomi ma i soprannomi. Sar‡ la classica Sabatinata. Che per carit‡ uno puÚ anche fare in casa propria ma che in trasferta dovrebbe riportare alla banalit‡ di permettere allo spettatore anche non occasionale di riconoscere il giocatore dal suo cognome.
E’ anche da queste piccole cose che si vede la pochezza della nostra Lega, dal non imporre norme regole anche minime di tutela del prodotto basket lasciando libero campo alle iniziative estemporanee.

Il gioco del Falco – This is not America

ottobre 9th, 2008

E si va ad iniziare. E si inizia bene grazie alla prova monstre del falco Hawkins che con 28 punti ottenuti con soli 2 errori del campo consente a Milano di espugnare Pesaro.
Grande fatica con percentuali deficitarie e amnesie difensive assortite dopo un buon primo quarto: dalle secche del secondo ci salvano anche 5 minuti 5 di SangarÈ e Beard che segnano da soli il 60% dei punti della squadra.

Pesaro si suicida con la pochezza dei suoi registi che perdono palloni a raffica. Vitali si salva al river nella sfida con Thomas e Hall per la prestazione pi˘ censurabile facendo tutto bene e tutto giusto nel minuto decisivo. Il titolo va dunque al buon Jobey che non ha problemi fisici conosciuti (tipo mano di Vitali) e non Ë nemmeno un rimpiazzo di seconda fascia come il nostro Salone.

Il campionato italiano prende finalmente il via dopo i rinvii per le esclusioni di Napoli e Capo d’Orlando e la contemporanea e forse anche consequenziale crisi della FIP, commissariata e posta sotto la tutela di un Dino Meneghin che personalmente ci sembra piuttosto spaesato in un ruolo dirigenziale (ma ad onor del vero Ë lui il primo a dirsi in questa posizione per dovere pi˘ che per ambizione)

Egoisticamente per le sorti dell’Armani Jeans la settimana in pi˘ di preparazione Ë stata una mano santa, permettendo di lavorare per integrare i 3 nazionali Bulleri, Mordente e Vitali, tutti e tre nel ruolo chiave di creatore di gioco per i compagni. Lavoro ancora in corso guardando la partita di oggi che perÚ ha mostrato in un gruppo ancora nuovo una gi‡ buona tenacia e combattivit‡.

Per il movimento basket si tratta invece di un momento di grave disagio, forse gravissimo. Disagio grave ma che nessuno puÚ ritenere inaspettato o inatteso: sullo specifico di Napoli e Capo d’Orlando, sulla “giustezza” delle pene Ë difficile pronunciarsi. C’Ë sempre il sospetto che come in tutti i giudizi all’italiana i censori di oggi sono gli stessi che chiudevano un occhio ieri e che magari cambieranno idea domani.

Ma di sicuro Napoli e Capo d’Orlando sono emblematiche di due mali della nostra pallacanestro di vertice, l’avventurismo e il cenerentolismo.
Iniziamo dal cenerentolismo.

Allora… Cant˘ ha senso di esistere in un campionato italiano di vertice? Come biechi tifosi di Milano potremmo dire di no ma non stiamo parlando da biechi tifosi.
Parlando da imprenditori di stampo USA che vogliano seguire i criteri NBA dovremmo storcere il naso verso una franchigia con altre 2 franchigie nel giro di 70 km e che rappresenta una citt‡ minuscola e quindi un mercato con margini di crescita ridotti e risibili.

Ma una analisi storica del nostro campionato ci dice che Cant˘ ci sta al vertice, lo dice la sua storia e i suoi risultati. Ci puÚ anche stare che nella regione con il maggior numero di praticanti si abbia una concentrazione di squadre. E in un campionato che deve avere risonanza nazionale ci sta bene anche la cenerentola invitata al ballo, fa sempre audience la sfida fra il Davide della situazione e i Golia.
La domanda perÚ Ë: quanti Davide ci possono ragionevolmente stare in campo, quante Cenerentole al ballo lo rendono pi˘ interessante e quale Ë invece la soglia che lo rende un ballo da parvenu?
Davide contro Golia Ë affascinante, Davide contro Davide 1 gi‡ meno, Davide 2 contro Davide 7 finisce per non valere nemmeno un trafiletto nelle brevi.

Raccontare la storia di Cenerentola Ë bellissimo. In America ogni marzo sperano di raccontarne una versione pi˘ bella di quelle gi‡ conosciute: sar‡ questo l’anno in cui a vincere il titolo NCAA sar‡ l’Universit‡ pi˘ minuscola e sottovalutata del lotto? Ma appunto non se la raccontano fra i professionisti, non se la raccontano dove c’Ë un business, dove c’Ë la necessit‡ di programmi a lungo termine, di investimenti etc. etc.

A noi piace invece cantare e cantarci le favole di chi tre anni fa era in C e adesso gioca per il tricolore. E nessuno si chiede dove saranno queste belle novit‡ e favole sportive fra 3 anni: ritornate in C che sarebbe ancora il meno. Oppure fallite, scomparse, bruciate come falene, magari anche senza colpa o colpi di testa, semplicemente per una ineluttabilit‡ economica.

PerchÈ c’Ë un problema nella storia delle cenerentole italiane. E si chiama campanile: a Messina tifavano Capo d’Orlando? A Cefal˘? A Caltanissetta? La sentivano come rappresentativa di tutta la Sicilia cestistica? Io non sono del tutto sicuro che a Lomazzo o a Mariano Comense siano tutti tifosi di Cant˘ o che a Torino vedano Biella come la bandiera del Piemonte…

Se la cenerentola di turno non ha la possibilit‡ di crescere a rappresentare un territorio e quindi un mercato pi˘ ampio, la sua sopravvivenza Ë a rischio gi‡ nel breve periodo. O si trova un Benetton e u Montepaschi in ogni provincia italiana oppure Ë difficile continuare in un’ottica che negli ultimi anni visto troppe one hit wonder affacciarsi alla massima serie.

Un campionato che vuole avere risonanza nazionale deve presidiare anche se non soprattutto le grandi citt‡ e i mercati pi˘ importanti. E la Napoli degli ultimi anni sembrava avere le carte in regola per alzare l’audience cestistica verso Sud.
Peccato che dietro i successi partenopei si nascondesse l’altro male del nostro basket, l’avventurismo. Di Maione oggi come era stato nel recente passato di Amadio a Pesaro o di Madrigali: incoscienti, cicale, delinquenti in malafede o appunto avventurieri che gestiscono tutto alla o la va o la spacca.

C’Ë un fatto emblematico nel recente passato della pallacanestro italiana: ricordate quando Myers e Recalcati vanno a Reggio Calabria a firmare contratti milionari con tale Mimmo Barbaro nuovo presidente della Viola? Si quello che 10 giorni dopo la sua comparsa fu fatto interdire e ricoverare dalla sua famiglia in quanto incapace di intendere e di volere…

Quello che mi sono sempre chiesto: Myers e Recalcati erano due fessi che credono al primo megalomane che incontrano senza avere il minimo sospetto? O Ë pi˘ probabile che fra un matto totale e la media degli imprenditori cestistici italiani non ci fossero poi quelle differenze macroscopiche che dovrebbero metterti sul chi va l‡? Che di primo impatto non ci fosse poi tanta differenza fra un Seragnoli e un Barbaro?

Il business NBA prospera a partire dalla consapevolezza di tutti i proprietari delle franchigie della necessit‡ di un fronte comune che salvaguardi innanzitutto il campionato nella sua globalit‡: il salary cap serve anche ad evitare che un proprietario uccida la sua franchigia e quindi il campionato stesso con spese e scelte non sostenibili.

Da noi questo controllo non esiste. Maione puÚ vincere la sua Coppa Italia e nessuno ha mai verificato davvero se spendesse soldi che non aveva ipotecando il futuro della societ‡ stessa.

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