Io e l'Olimpia

Fermati Piero, fermati adesso

ottobre 25th, 2009

ScriverÚ poco ma scriverÚ quello che penso: la remota possibilit‡ di dare un senso a questa stagione passa da una seria valutazione sul rimediare al drammatico errore di giugno scorso fatto nell’affidarsi ancora alla guida tecnica di Piero Bucchi.

O si rinuncia oggi a illudersi che tutto quello che non funziona sia figlio di episodi sfortunati oppure ci si prepara ad affondare con un capitano sbagliato sulle sue rotte folli e/o incomprensibili ai pi˘.

O si capisce che non Ë (solo) questione di marinai privi di cinismo o che remano contro o che non legano con l’ambiente o che scrivono su Facebook oppure si continua con arroganza e tracotanza a puntare contro l’iceberg illusi di schiantarlo per pura intensity.

Fermati Piero. Fermate Piero.

Aspettarsi l’inaspettato

giugno 9th, 2009

Il cuore della passione sportiva alla fine Ë aspettarsi l’inaspettato. E’ sapere in fondo al cuore che vincerai la partita che nessuno pensava potessi vincere. E’ temere nello stesso spazio di cuore che perderai la partita che nessuno pensava potessi perdere.

Tutti noi in fondo ci aspettiamo l’inaspettato anche quando diciamo il contrario e quando non lo confessiamo a nessuno.
L’Olimpia in finale Ë l’inaspettato di stagione. L’inaspettato seminato nei miracoli con il CSKA e l’Olympiakos. L’inaspettato coltivato in troppe partite a chiedersi se davvero non ci fossero altre vie per attaccare oltre al gioco del Falco e il tiro al Piccione.
L’inaspettato purtroppo corroborato da tanti dolori piccoli e grandi, quelli del fisico che fa crac e del cuore che deve fare i conti con l’inponderabile.

Abbiamo letto del culo di Bucchi come si parlÚ del famoso culo di Sacchi nei Mondiali del 1994. Napoleone voleva generali fortunati prima che bravi e quindi bravo Piero.

Bravo Piero abbiamo fatto fatica a dirlo durante la stagione. Sul piano tecnico soprattutto offensivo c’Ë sempre sembrato che l’Olimpia avesse uno spartito fin troppo semplicistico, quasi pigro. E qualche dubbio sulle letture delle partite non ce lo siamo mai tolto.
Ma oggi Ë impossibile non dire bravo a Piero Bucchi a prescindere dai dubbi di cui sopra.
PerchÈ Bucchi e il suo staff, Bucchi e il suo gruppo arrivano in finale insieme, uniti, oltre gli infortuni, oltre i dubbi tecnici, tutti insieme. Un gruppo che per alcuni ha battuto prima Teramo e poi Biella solo per la profondit‡ del suo roster. Ma la profondit‡ va coltivata e gestita e questa Ë stata la bravura di Bucchi.

La bravura di riuscire a non perdere Thomas e ritrovarselo decisivo nei playoff, di smagrire Taylor, di credere in Hall, di non perdere pur non “comprendendolo” Vitali, di accogliere Marconato, la bravura innegabile di costruire un gruppo che arriva in finale anche per l’apporto apparentemente minuscolo ma innegabile dei comprimari come Katelynas e Beard.
C’erano altre squadre profonde come l’Olimpia ma nel momento decisivo la loro ricchezza Ë diventata zavorra, zavorra di gelosie, di invidie e di divisioni.
L’Olimpia forse non aveva e non ha un gran spartito ma l’ha suonato insieme ed Ë arrivata in finale.

L’Olimpia in finale Ë l’inaspettato che fa rosicare un manipolo di “grandi firme” del giornalismo cestistico italiano.
Gente che combatte strane battaglie allo specchio, che vorrebbe pi˘ spazio per il basket e poi per presunto amore per il basket tifa in maniera sconclusionata e astiosa per conclusioni di stagione con l’audience potenziale pi˘ ridicola.

Gente che combatte battaglie di retroguardia su partite che iniziano troppo tardi per ossequiare la televisione e danneggiano la copertura dei giornali e poi scrive articoli che non spiegano niente, non approfondiscono niente, infarciti di ammiccamenti, insinuazioni, gossip, pizzini e oscurit‡ assortite in cui l’unica cosa che capisci Ë quanto sia bello andare a magnare e bere gratis nella grande provincia italiana.

L’Olimpia in finale ci mette ancora qui con il sorriso sul volto ad aspettarci l’inaspettato. PerchÈ l’inaspettato quando meno te l’aspetti magari accade…

Forza Olimpia!

La striscia che fa notizia

aprile 19th, 2009

Passin passino l’Olimpia arriva nel gruppone degli inseguitori di Siena, quelli che a vedere il bicchiere mezzo pieno sono tutte seconde e a vederlo mezzo vuoto sono tutte a 18 lunghezze di distanza.
Siamo in corsa per superare Roma battendola in casa, siamo pari ma in svantaggio 0 – 2 con Bologna, in vantaggio 2 – 0 con Teramo. Ragionevolmente puntiamo al terzo posto con il nostro gioco che continua a non fare impazzire sul piano squisitamente tecnico ma sta trovando efficacia e continuit‡.

Con Price purtroppo negli USA per il funerale della sorella torna in rosa Thomas che dimostra di non arruginirsi poi troppo in tribuna con una prova solida anche se non scintillante.
Un buon segnale questo: la squadra, il gruppo c’Ë al di l‡ degli assetti tattici voluti o forzati.

Strano ma anche no che dopo i dubbi di Bucchi sull’abbondanza di centri arrivi una partita da rimarcare di Sow oltre all’ennesima conferma dell’irriducibilit‡ di Rocca, coprotagonista con Vitali della migliore azione della partita, un assist millimetrico che Luca recapita al Sindaco nel pieno del traffico trevigiano.
Detto fra noi l’eventuale scelta di tagliare definitivamente Sow sarebbe, detto con un termine tecnico, una troiata. CosÏ tanto per dare un parere…

Bulleri: L’aria di Milano non far‡ giocare bene ma quella di Treviso fa perdere i capelli: non ricordavo che il Bullo 2 mesi fa stesse gi‡ andando nettamente in piazza.
A parte le facezie tricologiche la partita del ritorno di Bulleri a Milano dopo il prestito dovrebbe aver chiuso qualsiasi discorso di rimpianti, rimorsi o ritorni futuri. Una partita direi imbarazzante, meno 8 di valutazione, 0 su 8 dal campo con 5 tiri da 3 uno peggio dell’altro per le macroscopiche scentrature, Treviso che gioca meglio con lui in panchina.

Emozione? Va bene, concediamogliela ma ribadendo ancora una volta che non si pagano certe cifre per un giocatore che passati i 30 anni si trova comunque in difficolt‡ a gestire le pressioni. A Treviso Ë tornato a segnare ma poi va detto anche che Ë tornato anche a perde 4 palloni di media in nemmeno 25 minuti di utilizzo, ha giocato un bella Coppa Italia ma poi nella partita di Eurocup ha perso la testa con due tecnici in nemmeno un minuto.
Insomma il solito Bulleri con i suoi alti e bassi… Ma se vogliamo dare la colpa all’aria del Forum facciamo pure ;-)

Hallmania: la selezione dei suoi tiri e il suo body language ti fanno spesso pensare che qualcosa di sbagliato stia per accadere. Ma invece Mike Hall Ë uno che ha ragione pi˘ spesso di quanto si immagini. Inesorabile al tiro oggi ma soprattutto ben presente in difesa e a rimbalzo: difficile ad oggi non ritenerlo nel saldo fra aspettative, prezzo e risultati un ottimo investimento.

Mo Taylor: dopo la partita con Teramo ho fatto penitenza cospargendomi al testa di ‘nduja. Il mio giudizio sul ragazzo di Calabria va quantomeno riconsiderato anche se dopo l’acuto contro la Tercas non c’Ë stata ancora replica. Va detto anche che se Taylor contro gli abruzzesi ha mostrato tutta la sua maestria in post basso e in pick’n'pop schierarlo oggi solo con SangarÈ come play Ë stato abbastanza miope.
Il nostro francesino non Ë certo un maestro del servizio sottocanestro e quindi Mo Ë stato l’unico fra i nostri scesi in campo a non andare a segno.

PoropopÚ PaternicÚ…Dopo il tecnico a Mahmuti con l’amico Fabio ci siamo subito chiesti quanto sarebbe durato il successivo periodo di immunit‡ biancoverde. Un bel po’, ad un certo punto il conteggio era 7 a 1. Che dire, prevedibili gli arbitri italiani…
Una cosa buffa sempre sugli arbitri. La Benetton Ë la squadra che tira meno liberi del campionato, 16,8 di media. Poi stranamente in alcune partite il conto si impenna.
Tipo con noi all’andata, 39 liberi sanzionati da PaternicÚ, Duranti e D’Urso. Per tirare altri 39 liberi dopo quella partita la Benetton ci mise 120 minuti e 3 partite.
Quando il conto si impenna, solitamente in casa, la Benetton vince: 31 liberi contro la Scavolini (La Monica, Pozzana, Guacci), 31 con Ferrara (D’Este, Lo Guzzo, Guacci) 25 con la Fortitudo (Cicoria, Duranti, Guacci), 24 con Cant˘ (Facchini, Duranti, Filippini).
Notate qualche ripetizione? Sapete chi c’era stasera? La Monica, Pozzana, Guacci, Treviso 30 liberi tirati. Missione fallita, prevedibili arbitri italiani?

Oscillazioni di prezzo

marzo 15th, 2009

Dall’ultima nota le vicende biancorosse hanno avuto la costante dell’imprevedibilit‡. Sfioriamo la possibilit‡ di giocarci la qualificazione ai quarti di Eurolega con Mike Hall maiuscolo che pochi giorni dopo Ë il match winner del derby a Cant˘.
Quelli che sembravano i segnali di una squadra che uscita a testa alta dall’Europa trovava finalmente il carattere della squadra vincente. Inoltre i minuti di Taylor ad Atene sembravano la prefazione del suo recupero dello status di atleta.

Poi arriva la chiusura della Top 16 con il Prokom che potrebbe essere una partita da affrontare in scioltezza per confermare le qualit‡ e limare i difetti. E invece arriva una partita deprimente per l’abulia generale con cui viene affrontata: l’unico a impegnarsi a fondo Ë Thomas, che pur confermando tutti i suoi difetti, ricorda almeno anche i suoi pregi.
Taylor nella partita in cui avrebbe potuto avere spazio e minuti per riprendere ritmo partita spaventa con un trascinarsi da ex giocatore.

Ma soprattutto nel match con i polacchi si Ë confermato come senza il sovrappi˘ dell’agonismo e della generosit‡, del fuoco e della battaglia, l’Armani scenda ben sotto la decenza tecnica nel suo gioco. Una squadra che si esalta nelle imprese impossibili ma che fatica ad essere “semplicemente” pi˘ forte. Capace di feroce applicazione e subito dopo di incomprensibili amnesie e paure.

Tutte impressioni confermate dalla partita con Avellino dove rischiamo la sconfitta per le difficolt‡ nel capitalizzare fino in fondo le cose buone che siamo in grado di fare. Tanti piccoli errori su cose facili e che dovrebbero essere automatiche danno sempre linfa agli avversari. Qualche esempio? Ultimo possesso del primo quarto, siamo ancora sotto il bonus falli e con 7 secondi lasciamo che Avellino vada a segnare senza spendere il fallo.
Finale di terzo quarto, Price recupera un pallone a meno 5″ e lo consegna a Rocca a 9 metri dal canestro invece di andare lui stesso all’ultima conclusione.
Rimessa sbagliata in attacco sul nostro +1 a 37″ dalla fine e due liberi regalati.

Basta poi una zona di Avellino per costringerci a un parziale negativo di 5 a 14 in 8 minuti che rischia di farci dimenticare il buono che ci aveva portato al 32′ al pi˘ nove: l’intesa di Vitali con Rocca, l’intensit‡ di Katelynas che rimpiazza ottimamente Hall (espulso con Williams per la rissa sul finire del secondo quarto, graziato misteriosamente Tusek…), il cuore di Hawkins ritornato dopo la botta al ginocchio in Eurolega.
Ma soprattutto avrebbe fatto passare in secondo piano la prima partita veramente maiuscola di Hollis Price, il Price che avremmo voluto vedere da subito che attacca il ferro in velocit‡ e agilit‡ e che dalla pericolosit‡ in palleggio crea anche per gli altri.

Ma per fortuna passata la paura della beffa sull’ultimo tiro di Slay, Milano domina il supplementare grazie appunto a un Price che finalmente non si limita ad essere una pur ottima sponda ma canta da solista in armonia con Hawkins recuperando ampiamente anche il passivo dell’andata.

Tralasciamo il discorso arbitrale per decenza: errori, dimenticanze, poca personalit‡, un grande contributo nell’imbruttire la partita.

Tutto bene quello che finisce bene ma Ë difficile con il passare delle giornate capire il vero valore di questa squadra: Ë a pochi passi dalla definitiva consacrazione o Ë sempre solo pochi centimetri al di qua del tracollo? Sa assumere l’atteggiamento della squadra di vertice oppure sa esaltarsi solo da underdog?

Posso avere il tuo deserto?

febbraio 26th, 2009

Credo sia stato lo sconcerto a tenere il numeroso pubblico del Forum seduto fino alla fine di una partita gi‡ chiusa dopo il primo quarto. Lo sconcerto di una partita in cui dire che Milano abbia giocato male Ë sbagliato: sarebbe come dire che il deserto dell’Atacama ha un clima un po’ secco.

La partita di Milano Ë stata appunto il nulla assoluto, il deserto dei tartari dal basket: avete presente vedere la prima amichevole di una squadra dopo una settimana di preparazione a fine agosto? Quella contro un avversario decisamente pi˘ avanti nella stagione a cui viene tutto facile: corre di pi˘, tira meglio, sa sempre come muoversi, che scelte fare etc. etc..

L’amichevole in cui si provano i movimenti di una difesa che vorrebbe essere sofisticatamente aggressiva e invece Ë goffa, velleitaria e fuori tempo. L’amichevole in cui in attacco le idee sono poche ma confuse e diciamo che la si passa al numero 34 che ci pare di aver capito che Ë forte e lo si guarda tutti fermi mentre gioca uno contro cinque.
Anzi diciamo che tendenzialmente quando uno ha la palla tutti gli altri stanno a guardare aspettando un qualche miracolo, ecco magari un bel tiro da tre alla speriamo che vada dentro.
Ma diciamo che Ë fisiologico quando non conosci i compagni, non sai come si muovono, dove devono andare, cosa sanno fare.

Ad esempio c’Ë quello pi˘ in ritardo di condizione che arranca da una parte all’altra del campo utilizzando la difesa del dito laser, quella con cui indichi l’avversario che ti ha battuto sperando di incenerirlo prima che segni. PerÚ pare che avr‡ un passaporto italiano con il quale potrebbe essere un ottimo centro di riserva in B1, assodato che non si debba correre troppo.

Nel corso dei 40 minuti e nell’ambito dei vari frullamenti di quintetti (d’altronde se non fai un po’ di esperimenti in precampionato quando li fai?) qualcuno si agita a fin di bene ma nell’abulia generale finisce solo per fare confusione. Nel frattempo gli avversari tirano con l’80% da 2 e il 70% da 3 e l’amichevole finisce in disfatta ma poco importa, quando conter‡ i meccanismi saranno rodati e oliati.

Come dite? Non era una amichevole di precampionato ma una partita decisiva di Eurolega a febbraio inoltrato e noi non abbiamo mostrato uno straccio di idea di gioco su nessun lato del campo?
Meno male che abbiamo lavorato in palestra per 10 giorni, i risultati si vedono. Mi sembra di essere tornato a quando dopo altrettanto benedetto, lodato e atteso lavoro in palestra 3 anni fa perdemmo di 27 in casa con Avellino.

A parte gli scherzi, il Tau ha probabilmente giocato The Perfect Game ma la pochezza generale prima tecnica e poi di spirito dell’Olimpia di stasera avrebbe spianato la strada anche a squadre meno strapotenti dei baschi: in un deserto piatto, brullo, spoglio e senza insidie non serviva certo essere un campione della Dakar per tagliarlo in due a 200 all’ora…

Fare la fine di Icaro

febbraio 15th, 2009

Il bellissimo quanto possibile quanto improbabile sogno di prolungare l’avventura di Euroleague rischia di avere come rovescio della medaglia l’orribile quanto possibile quanto probabile realt‡ di giocarsi l’accesso alle prime 8 che accedono ai playoff.
PerchÈ Milano paga le prestazioni europee con prestazioni mediocri in campionato: nel girone di andata questo Ë costato l’accesso alle Final 8 di Coppa Italia, nel girone di ritorno questo vuol dire rischiare una partenza nelle posizioni peggiori se non l’esclusione.
Dietro Siena c’Ë sostanzialmente un gruppo equivalente dove anche il saldo positivo di punti negli scontri diretti rischia di essere decisivo. E noi siamo gi‡ 0-2 con Bologna, 0-2 con Montegranaro e tra le 8 che ci precedono siamo in vantaggio solo con Teramo e Cant˘.

Contro Montegranaro Milano ripete la prestazione moscia di Bologna contro un avversario non irresistibile ma sicuramente pi˘ presente di noi. Cambia la forma ma non la sostanza solo grazie a una prova irreale di David Hawkins che trascina praticamente da solo l’Olimpia dal meno 16 dell’intervallo ai tempi regolamentari con 35 punti (14 su 19 dal campo) e 10 rimbalzi.
Eta Beta Hall dopo una buona prestazione fallisce il libero del pareggio e il tentativo finale di Vitali non ha fortuna.

Forse su alcuni episodi la Premiata si trova risarcita del furto scandaloso subito a Bologna dove Ë stato concesso un finale oratoriale nel massimo campionato nazionale ma stiamo guardando particolari di forma.
E la forma appunto non cambia la sostanza di una squadra che lotta alla pari ai vertici europei ed Ë incapace di imporre il suo gioco in campionato. Oddio gioco… parliamone del gioco di Milano a partire dalle scelte di fondo.

In campionato Bucchi Ë costretto a scegliere quali extracomunitari schierare. In Eurolega no: dove non si sceglie non si sbaglia. A Bologna tenne fuori Sow per Thomas. Contro Caserta Thomas infortunato e Sow dentro per forza. Oggi Sow dentro e Thomas ancora fuori.
Qual’Ë la scelta giusta? Andiamo a monte: Price, che Ë la causa del turnover, Ë stata davvero la scelta giusta?
PerchÈ a parte il primo quarto maiuscolo giocato in Polonia l’apporto di Price ad oggi Ë difficilmente inquadrabile. Giocatore che ha sicuramente classe ed esperienza ma che sembra inspiegabilmente in affanno fisico visto che era attivo in Russia. Solo contro il Prokom ha mostrato quella dimensione di play penetratore che doveva sopperire alle caratteristiche opposte di Vitali: in campionato tira ottimamente da 3 ma da 2 non arriva al 30%.
Oggi 5 falli in 18 minuti e nelle 6 partite disputate complessivamente pi˘ falli fatti che subiti. Quasi come il sempre difensivamente affannato Thomas.
In sostanza non ha ancora dimostrato di essere l’addendum irrinunciabile e tanto desiderato da Bucchi: fino ad adesso cifre e partite discrete o anche buone che perÚ non dicono senza ombra di dubbio nÈ Asso nÈ Skipper.

E’ cresciuta con Price l’Olimpia? Non mi pare si possa rispondere senza ombra di dubbi. E’ ancora Hawkins che sposta da solo le montagne. E’ ancora Eta Beta Hall che a volte tira fuori il coniglio dal cilindro e altre volte lo strangola.
Vitali e Sow anche bravi ma non si Ë ancora capito cosa farne. Rocca e Mordente buttano il cuore oltre la barricata ok ma per certo c’Ë che nel dubbio si sparacchia da 3 e se va bene si Ë tutti bravi.
E allora si, siamo cresciuti perchÈ Price ha una percentuale da 3 migliore di quella di Thomas.

Facciamo 22 punti in 20 minuti e poi 31 in 10 quando Hawkins ne fa 18 da solo: vero che non esistono allenatori bravi senza bravi giocatori ma siccome i miracoli non si allenano anche vincendo oggi i dubbi sul nostro stato tecnico attuale non sarebbero stati sciolti.

Ci sarebbe a latere la buona notizia del debutto di Mo Taylor in Eurolega. Ma appunto in Eurolega. Dove sognamo e poi ci svegliamo e siamo noni in campionato.

Infine. Oggi nei 12 mancava per scelta societaria Bulleri che forse torna a Treviso a concludere l’anno. Epilogo non bello nella forma per una storia con Milano viziata fin dall’inizio da un equivoco.
Equivoco di cui abbiamo gi‡ parlato a lungo in passato: Bulleri “vittima” di una “congiura” mediatica che a un certo punto a cominciato a considerare un buon giocatore italiano come una superstar assoluta.
Due premi da MVP del campionato a dir poco opinabili nelle cifre, nel contesto e quindi nel merito hanno prodotto richieste economiche da superstar che a Treviso dove lo conoscevano meglio di tutti ritennero improponibili.

A Milano Bulleri Ë arrivato con stipendio da superstar e aspettative da superstar e banalmente Ë successo che ci si Ë accorti che lui non era una superstar e non lo era diventato per acclamazione pubblica e mediatica.
La prima stagione a Milano Ë stata la sua stagione migliore in carriera per statistiche ma poi gli infortuni e i problemi fisici hanno fatto si che il Bulleri di Milano sembrasse anche meno di un buon giocatore con il passare del tempo.

Il peso del suo stipendio quest’anno ha forse impedito che un ruolo defilato e fuori dai riflettori potesse diventare l’occasione per il rilancio: la sua partenza Ë forse la scelta migliore anche per lui ma appunto la forma offende il professionista che per tutti Ë sempre stato ineccepibile.

Se segni da tre il tuo coach diventa bravo..

febbraio 1st, 2009

L’assunto che un allenatore meno scelte ha meno errori fa Ë stato ribadito nettamente oggi.
Alle prese con la scelta dell’extracomunitario da tenere fuori nella prima partita di campionato Bucchi (ma c’Ë sicuramente qualche correo…) decide di tenere fuori Sow e di affrontare Sharrod Ford, miglior centro del campionato scorso con Rocca, Katelynas e Hall.

Fondamentalmente decide di gettare la maschera e come confermato dalla sconcertante conferenza stampa finale ci spiega la sua idea di basket riassumendola in “Io speriamo che segno da tre” condito dalle varianti “San David Hawkins ci affidiamo a te” e “Prego Price, faccia lei…”
Siccome dai 6,25 non la mettiamo in una vasca e Hawkins risente delle fatiche di Eurolega tirando male nonostante i tanti falli raccolti rimane solo la buona prova di Price: un grammo di zucchero su chili di fiele.

PerchÈ per 40 minuti siamo sotto e Ford che a Bologna sta facendo una stagione se non modesta di sicuro altalenante oggi domina, 16 punti, 12 rimbalzi, 7 su 8 dal campo e 31 di valutazione. Ma nel mondo fatato di Bucchi questo non Ë un problema, non abbiamo sofferto sotto canestro, non abbiamo sentito la mancanza di Sow ma abbiamo sentito la mancanza di Beard.
Rinunciare scientificamente a qualsiasi dimensione interna con Hall e Katelynas che sono pericolosi realmente solo da 3 Ë una dichiarazione inconfondibile.

Ovvero ecco il grande progetto tecnico di Bucchi: nessuna qualit‡ interna, nessun gioco interno, i giochi a due di Vitali non servono a nulla, Beard Ë equivalente a Sow che Ë equivalente a Katelynas che Ë equivalente a Hall e tutti valgono se prendono qualche rimbalzo ma soprattutto se tirano da 3 punti.
PerchÈ Ë solo quello che conta, che si tiri bene da 3 e se si tira bene da 3 il coach Ë bravo, se si tira male da 3 purtroppo Ë la stanchezza.

Non siamo chiaramente lucidi dopo una sconfitta cercata con pervicacia ben prima della palla a due. Ma c’Ë da riconsiderare con calma il lavoro di Bucchi, capire quanto di quello che Ë stato fatto fosse una scelta obbligata o una scelta consapevole e meditata.
Non appena ha avuto la squadra al completo Bucchi si Ë infilato in un vicolo cieco tecnico togliendo fiducia e certezze, gerarchie e quel poco di automatismi creati. Uno che schiera ad un certo punto Price, SangarÈ, Hawkins, Vitali e Rocca per avere 4 potenziali bombaroli pi˘ uno che magari acchiappa il rimbalzo o ha deciso di giocare il Sistema di Arsenault oppure Ë in tilt completo.

Propenderei per la seconda ipotesi.

Dalle tasche di Eta Beta

gennaio 30th, 2009

Per i pochi che ancora non lo conoscessero il ForumOlimpia Ë ormai da anni il Think Tank del tifo biancorosso. Da quelle pagine imperdibili Ë nato il soprannome Eta Beta per il buon Mike Hall.
Soprannome mai fu pi˘ azzeccato. C’Ë una somiglianza fisica con le manone e il testone su un fisico filiforme ma c’Ë soprattutto in una sola parola l’esatta descrizione della sua presenza in campo.

Come il leggendario personaggio disneyano divoratore di naftalina, Mike Hall fruga al buio nelle tasche del suo basket ed evidentemente estrae la prima cosa che gli capita fra le mani. Che puÚ essere il suo ormai mitico tentativo di anticipo su linee di passaggio chiaramente non terrestri. O tiri da tre calcolati su una gravit‡ diffente da quella newtoniana.
Delle ciofeche insomma.

Ma alle ravanate successive Ë capace di trovare 2 volte solo rete da 3 e soprattutto una fantasmagorica correzione volante di un tiro da 3 di Vitali che sostanzialmente sono i canestri che decidono un match con l’Olimpia sempre in vantaggio anche nettamente, ma sfiorata alla fine un po’ dalla paura di vincere e un po’ dall’indiscutibile qualit‡ dell’Olympiakos.

Chiaramente dopo i magici 8 punti consecutivi Hall fa un passaggio diretto nelle mani di Vujcic che rischia di regalare il match alla squadra del Pireo. Ma d’altronde se uno Ë Eta Beta Ë Eta Beta…

Ma la vittoria sorride alla fine ai colori milanesi con una grande prova di squadra con qualche acuto ma soprattutto con nessuna vera stecca. Vittoria che nasce soprattutto in difesa con la scelta di essere estremamente aggressivi sugli esterni con grandi raddoppi al duplice scopo di rendere difficili i rifornimenti sotto dove il differenziale di centimetri era a nostro sfavore e di tenere sotto pressione gli esterni avversari.

La coperta si rivela corta alla fine solo sul giovane Printezis, career high di 22 punti in Eurolega per la bravura a farsi trovare da solo sugli scarichi. Ma dalla coppia mortifera sulla carta Greer pi˘ Pargo solo 10 punti, 10 soli anche da Vujcic e un 12,5% da 3 con soli 16 tiri tentati.

Milano alla fine trova buoni tiri da 2 chiudendo con il 50% complessivo ma soprattutto tira tantissimo e complessivamente bene da 3 punti: 35 tentativi, 13 a segno con scelte a volte forzate ma pi˘ spesso ben costruite.

Jedi e Padwan: Vitali contro Papaloukas ovvero uno dei pochi modelli di playmaker di 2 metri a cui potersi ispirare. Se dico 15 punti, 66% da 2 e 42% da 3 in 26 minuti potrei parlare del cavaliere jedi greco e invece sto parlando del giovane Padwan italiano.
Papaloukas gioca come sempre una partita di grande spessore, la rimonta greca prende senso solo quando decidono di dare retta a lui e non ai belli ma vacui Greer e Pargo. Un grande play di 2 metri come lui riempie tutte le voci statistiche dagli assist ai rimbalzi ma Vitali ancora una volta risponde presente ad alta voce in un match difficile e gi‡ decisivo.

Name the Price: debutto per Hollis Price neoacquisto in casa Olimpia dalla svendite Dinamo Mosca subito messo a confronto con il suo ex compagno di squadra Pargo e con il Greer che fece le fortune di Bucchi a Roma.
Tralasciamo una serie di discorsi su tempi, modi e dichiarazioni legate al suo arrivo: il suo Ë un debutto in punta di piedi, forse fin troppo in punta di piedi. In alcune situazioni ci si aspettava che un giocatore di esperienza e qualit‡ come lui prendesse maggiori responsabilit‡ in alcune scelte.
Ma Ë un debutto che dimostra intelligenza e qualit‡, Price difende ed Ë la prima dote richiesta e poi non sembra volersi appropriare immantinente della squadra. Il suo ex compagno Pargo mostra invece alcuni lampi abbaglianti di classe purissima (riguardatevi come splitta il raddoppio in palleggio fra i due difensori) ma non mostra alcuna volont‡ di sporcarsi troppo le mani in compiti meno nobili.
Il problema Price se potr‡ esserci un problema sar‡ in campionato dove uno tra lui, Sow, Thomas, Hawkins e Hall dovr‡ accomodarsi in panchina e la scelta Ë tutt’altro che facile considerando tutto: sar‡ probabilmente Thomas ma non metterei la mano sul fuoco che questo turnover forzato non sar‡ fonte di rimpianti e dubbi.

Il ragazzo da Houston, Calabria: giocatore NBA con carriera ragguardevole si ricorda della amata nonna originaria di Crotone e sceglie la bella Italia per inseguire una nuova giovinezza cestistica dopo le ultime vicissitudini sportive ed extra sportive.
La storia di Maurice Mo Taylor all’Olimpia si riassume cosÏ, come la trama di un film un po’ inverosimile sulle prime ma proprio per questo affascinante. Diciamolo subito, Ë una scommessa. La scommessa di prendere uno che ha fatto dell’NBA vera e innanzitutto riportarlo a un forma accettabile partendo dalla nomea di giocatore con pi˘ talento che etica del lavoro, con pedigree buono ma forse inferiore alle potenzialit‡.
Un Taylor in forma nonostante i 32 anni Ë un aggiunta di livello assoluto come americano. Ma il moltiplicatore che farebbe saltare il banco sarebbe la possibilit‡ di averlo come “italiano” per le ascendenze calabresi della nonna.
Valeva la pena giocare questa doppia ma eviterei di sentirmi la vincita gi‡ in tasca: Taylor questa sera non schierato e Bucchi ha dichiarato difficile anche il suo utilizzo in Polonia.
La forma fisica Ë di la da venire e in campionato non Ë tesserabile a meno appunto di risolvere in un battibaleno la questione passaporto. Lieto fine dunque tutto da stabilire.

Il miglior Taylor sarebbe il 4 quasi 5 con chili ma anche tiro frontale che consoliderebbe il nostro reparto lunghi che alla fine perÚ qualcosa di buono combina. Detto della folle genialit‡ di Hall, ottima la prova di un Sow glaciale dalla lunetta e presente in area (sebbene ignori ancora molto del corretto lavoro difensivo ulteriore al tentativo di stoppata) e del gladiatorio Rocca che somma pi˘ rimbalzi da solo di tutto il reparto lunghi dell’Olympiakos.

In totale un avvio positivo della seconda parte di stagione per Milano protagonista in Europa dopo aver evitato lo sgambetto da Pesaro: la sofferenza non ci abbandona mai ma la sofferenza tempra e chi si tempra diventa pi˘ forte.

Giro di boa

gennaio 23rd, 2009

Giro di boa per la stagione dell’Olimpia che festeggia una grande qualificazione alle Top 16 di Eurolega, strappata con il cuore dopo una partenza ad handicap e una rimonta nobilitata dalla prima sconfitta stagionale inflitta al CSKA.
Contemporaneamente si rammarica per la mancata qualificazione alle Final 8, sfuggita in sostanza per una sola vittoria mancata: non si puÚ dire abbiamo sofferto in campionato lo sforzo europeo. La striscia negativa di 3 sconfitte con Bologna, Treviso e Roma Ë venuta nella pausa di fase iniziale europea, come se il calo dell’adrenalina data dal doppio impegno fosse pi˘ deleteria delle fatiche risparmiate.

Andiamo a dare un voto ai protagonisti della stagione per arrivare a una valutazione complessiva dei risultati.

Hawkins: 6,5
E’ sempre a un movimento offensivo automatico dalla vera grandezza. Purtroppo a differenza dei grandi scorer gli continua a mancare il movimento banale, noiosamente sempre uguale ma immarcabile che lo metterebbe ai vertici europei assoluti. Ancora troppo spesso la nostra manovra offensiva lo costringe ad inventare dal nulla, cosa che a volte gli riesce come nella cavalcata contro i russi o nella rimonta di Atene. Altre volte finisce sotto processo per non aver cavato il coniglio dal cilindro.

Thomas: 5,5 Il problema non Ë l’attacco. A volte non siamo stati in grado di dargli i suoi tiri, altre volte era lui a sbagliare tiri che erano assolutamente nelle sue corde.
Alla fine perÚ Ë il secondo marcatore della squadra sebbene le percentuali siano le peggiori dei tre anni di A1. Il problema vero sono le fatiche difensive con il buon Giobbe che soffre praticamente tutti gli avversari diretti soprattuto se dotati di buon primo passo.

SangarÈ: 6,5 Una bella sorpresa. Doveva essere fra le ultime risorse spendibili dalla panchina ma gli infortuni lo spingono in campo da subito. E lui dimostra buona tecnica, buona personalit‡ e atletismo.

Filloy: ng visto troppo poco ma le sensazioni non sono positive, soprattutto pensando che l’investimento fatto Ë importante. Per fare un paragone Stefano Gentile lo scorso anno era ancora acerbo per i massimi livelli ma in campo non sembrava spaventato. Filloy per il poco che si Ë visto Ë sembrato acerbo e soprattutto terrorizzato.

Mordente: 6,5 il firestarter dell’animo pugnandi dell’Olimpia 08/09. Da non valutare per le cifre pure ma per la somma di intangibles che mette in campo nei momenti decisivi. In Eurolega vanta perÚ un mostruoso 59,4% da 3.

Rocca: 6 l’altro firestarter. L’energia delle sue giocate Ë sempre di esempio e di stimolo anche se anche qui le cifre pure lo condannano soprattutto nelle percentuali di tiro.

Sow: 6 meno colpito dagli infortuni, prima il piede, poi il naso non ha ancora trovato continuit‡. Quando schierato ha mostrato le sue indubbie doti atletiche ma anche scelte a volte molto naif soprattutto in difesa: va portato al 100% perchÈ con le doti di passaggio di Vitali puÚ diventare un fattore offensivo decisivo.

Bulleri 5: contavo potesse essere l’anno del suo riscatto, riportato a fare il guastatore dietro a Vitali e tolto dalle responsabilit‡ e dai riflettori. Ma gli infortuni gli hanno tolto forse fiducia e a dispetto dell’impegno Ë involuto fino ai minuti di Atene in cui l’uomo con pi˘ esperienza di Eurolega sbagliava tutto come uno juniores. L’infortunio di Mordente gli da l’ultima possibilit‡ di rivincita.

Vitali 6,5: il fulcro del progetto triennale ha superato non in scioltezza ma con buon piglio complessivo le difficolt‡ del trasferimento, dei riflettori puntati, del primo infortunio significativo della carriera e dei fischi. Vitali non Ë Magic Johnson ma Ë un giocatore di personalit‡, acerbo ma con ampi margini di crescita che di buono anzi buonissimo ha gi‡ fatto vedere di rendere al meglio sotto pressione.

Beard 6: Ha fatto il suo nel periodo pi˘ complicato prima di dover purtroppo tornare negli Stati Uniti.

Hall e Katelynas 5,5: E’ un voto di reparto. Un reparto che ha sofferto sempre contro ali grandi che avessero gioco interno e imponenza fisica. Hall ha dimostrato di essere un giocatore tutt’altro che privo di qualit‡ e infatti Ë il secondo giocatore del roster per valutazione media. Ma dell’ala grande non ha proprio i carismi, la mentalit‡ e l’economicit‡ di movimenti: Ë pi˘ facile segni dopo una serie di palleggi, finte e controfinte piuttosto che con un piazzato.
Katelynas dopo un inizio stentato si Ë ripreso, pi˘ di Hall ha una idea del mestiere del 4 ma per qualit‡ offensiva Ë inferiore all’americano e in difesa non ha comunque i chili per opporsi a certi avversari.

Bucchi 6 pi˘: Nonostante gli infortuni che hanno reso difficile il lavoro di costruzione di una squadra completamente rinnovata Ë riuscito a mettere in campo una squadra coriacea, sempre “refuse to lose” e capace di mostrare una intensit‡ difensiva collettiva non comune.
Il problema Ë pi˘ sul lato offensivo a causa di un equivoco di fondo: Vitali non Ë il play ideale per il gioco di Bucchi che storicamente ha sempre giocato con un play prima opzione offensiva e top scorer.
Hall e Katelynas sono i finti lunghi perimetrali che Bucchi ha sempre avuto ma Vitali sarebbe pi˘ efficace con 4 pi˘ classici e pi˘ amanti del pitturato.
Il nostro gioco Ë spesso farraginoso e ci troviamo ad affidarci a Hawkins pi˘ spesso del necessario per cavare le castagne dal fuoco.

Le voci sulla nostra caccia a una point guard alla Hollis Price che sostanzialmente prima si mette in proprio e poi forse la passa fa pensare che la soluzione alle nostre difficolt‡ offensive la si vede nella scorciatoia del singolo talentuoso piuttosto che nella strada maestra del miglioramento collettivo.
Non che questo tipo di giocatore non possa dare un contributo ma mettere tutto sul piano della pura inserzione di talento individuale puÚ essere rischioso. Vedi la stagione Fortitudo con continui arrivi di giocatori individualmente straordinari e collettivamente imbarazzanti.

Togliere a Vitali responsabilit‡ oggi potrebbe quanto meno significare capire pi˘ tardi se Ë l’uomo a cui affidarsi nel lungo periodo: uovo oggi o gallina domani?
Personalmente cercherei un’ala forte il cui identikit esatto mi Ë ben chiaro ma purtroppo servirebbe quantomeno una macchina del tempo. Il giocatore ideale in questo momento per spirito, fisico, tecnica, passaporto e probabilmente anche costo sarebbe il Diego Fajardo del primo anno Armani.
Insomma un lungo che sa fare il mestiere del lungo e quando serve tirare anche da tre senza per questo limitarsi a quello.

Un inserimento meno roboante, un investimento pi˘ orientato a soldificare la squadra piuttosto che a renderla scintillante. Ma potrebbe anche darsi che di inserimenti grandi o piccoli non ne arrivino.
La squadra all’altezza dell’Europa potrebbe anche avere le capacit‡ di essere all’altezza dell’Italia.

MaccoModdente!

gennaio 9th, 2009

Questa vittoria ha un solo padre, figlio e spirito santo l’uno e trino Marco Mordente che trascina con una prova eroica l’Olimpia momentaneamente fuori dalle secche della sua crisi.
Crisi piuttosto profonda che sembra soprattutto crisi di fiducia nei propri mezzi offensivi in primis che diventa scoramento generale quando naturalmente diventa chiaro che per quanto tu possa difendere se non segni mai alla fine perdi.
Crisi generale e collettiva che all’inizio non ha risparmiato lo stesso Mordente scippato malamente di un paio di palloni, crisi di fiducia per cui tutti sembrano tirare con l’idea di Che ci faccio qui? e quindi sbagliano anche tiri che magari non sono il meglio del meglio ma sono spesso conclusioni tecnicamente plausibili e fattibili.

Da dove nasce questo tremore interno?
Facciamo una parentesi e la solita premessa sul giudizio parziale che si puÚ dare dalle sole partite sul lavoro di un allenatore.
Alcune scelte odierne di Bucchi messe in prospettiva con il resto della stagione mi lasciano un po’ dubbioso. Ad esempio Vitali titolare, la seconda volta in un totale di 16 partite fra campionato ed Eurolega.
Oppure la riscoperta, stasera decisiva, delle doti di SangarË. La contestuale dimenticanza di Bulleri dopo averlo eletto starter.
L’inedito quintettone con Hall, Katelinas e Sow/Rocca in campo.

Quante “novit‡” in una partita decisiva che viene 4 giorni dopo la sconfitta con Roma: pi˘ che di meditazione sembravano scelte di “disperazione”. Dall’esterno mi chiedo se sono scelte in cui crede perchÈ debuttano oggi quando conta. O scelte fatte per provare tutto il provabile?

Altro punto interrogativo: all’andata Hall segna contro gli stessi avversari 21 punti, oggi fa virgola e soprattutto tira la miseria di 3 volte in 31 minuti.
Il nostro Eta Beta non Ë un mostro di continuit‡, lo sappiamo, ma c’era un game plan che tematizzava il fatto che forse, come dimostrato a Madrid, aveva qualche carta da giocare sui diretti avversari?

L’impressione e il timore Ë che un gruppo che mi dicono coeso e in buoni rapporti arrivi in campo con la sensazione che il lavoro che ha fatto fino ad ora non lo stia realmente tirando fuori dall’oscurit‡. Se qualcuno non veste i panni di Prometeo e porta in campo il fuoco si brancola nel buio.
Se si intravede almeno una torcia si prova a seguirla fino alla meta, molto alla garibaldina ma con grande cuore.

Non Ë un caso che oggi si festeggi la vittoria con il ritorno sugli scudi dei due firestarter per eccellenza, Mordente e Rocca che contro Roma sono stati spentissimi.

Proseguo l’argomentazione con una nota: il peggiore statisticamente per Madrid il play puro Pepe Sanchez. Il peggiore statisticamente per Milano il play puro Luca Vitali.

(continua)

Copyright © 2000-2009 Io e l'Olimpia All Rights Reserved • Powered by WordPress • Hosted by Weblogger