Fare la fine di Icaro
Il bellissimo quanto possibile quanto improbabile sogno di prolungare l’avventura di Euroleague rischia di avere come rovescio della medaglia l’orribile quanto possibile quanto probabile realt‡ di giocarsi l’accesso alle prime 8 che accedono ai playoff.
PerchÈ Milano paga le prestazioni europee con prestazioni mediocri in campionato: nel girone di andata questo Ë costato l’accesso alle Final 8 di Coppa Italia, nel girone di ritorno questo vuol dire rischiare una partenza nelle posizioni peggiori se non l’esclusione.
Dietro Siena c’Ë sostanzialmente un gruppo equivalente dove anche il saldo positivo di punti negli scontri diretti rischia di essere decisivo. E noi siamo gi‡ 0-2 con Bologna, 0-2 con Montegranaro e tra le 8 che ci precedono siamo in vantaggio solo con Teramo e Cant˘.
Contro Montegranaro Milano ripete la prestazione moscia di Bologna contro un avversario non irresistibile ma sicuramente pi˘ presente di noi. Cambia la forma ma non la sostanza solo grazie a una prova irreale di David Hawkins che trascina praticamente da solo l’Olimpia dal meno 16 dell’intervallo ai tempi regolamentari con 35 punti (14 su 19 dal campo) e 10 rimbalzi.
Eta Beta Hall dopo una buona prestazione fallisce il libero del pareggio e il tentativo finale di Vitali non ha fortuna.
Forse su alcuni episodi la Premiata si trova risarcita del furto scandaloso subito a Bologna dove Ë stato concesso un finale oratoriale nel massimo campionato nazionale ma stiamo guardando particolari di forma.
E la forma appunto non cambia la sostanza di una squadra che lotta alla pari ai vertici europei ed Ë incapace di imporre il suo gioco in campionato. Oddio gioco… parliamone del gioco di Milano a partire dalle scelte di fondo.
In campionato Bucchi Ë costretto a scegliere quali extracomunitari schierare. In Eurolega no: dove non si sceglie non si sbaglia. A Bologna tenne fuori Sow per Thomas. Contro Caserta Thomas infortunato e Sow dentro per forza. Oggi Sow dentro e Thomas ancora fuori.
Qual’Ë la scelta giusta? Andiamo a monte: Price, che Ë la causa del turnover, Ë stata davvero la scelta giusta?
PerchÈ a parte il primo quarto maiuscolo giocato in Polonia l’apporto di Price ad oggi Ë difficilmente inquadrabile. Giocatore che ha sicuramente classe ed esperienza ma che sembra inspiegabilmente in affanno fisico visto che era attivo in Russia. Solo contro il Prokom ha mostrato quella dimensione di play penetratore che doveva sopperire alle caratteristiche opposte di Vitali: in campionato tira ottimamente da 3 ma da 2 non arriva al 30%.
Oggi 5 falli in 18 minuti e nelle 6 partite disputate complessivamente pi˘ falli fatti che subiti. Quasi come il sempre difensivamente affannato Thomas.
In sostanza non ha ancora dimostrato di essere l’addendum irrinunciabile e tanto desiderato da Bucchi: fino ad adesso cifre e partite discrete o anche buone che perÚ non dicono senza ombra di dubbio nÈ Asso nÈ Skipper.
E’ cresciuta con Price l’Olimpia? Non mi pare si possa rispondere senza ombra di dubbi. E’ ancora Hawkins che sposta da solo le montagne. E’ ancora Eta Beta Hall che a volte tira fuori il coniglio dal cilindro e altre volte lo strangola.
Vitali e Sow anche bravi ma non si Ë ancora capito cosa farne. Rocca e Mordente buttano il cuore oltre la barricata ok ma per certo c’Ë che nel dubbio si sparacchia da 3 e se va bene si Ë tutti bravi.
E allora si, siamo cresciuti perchÈ Price ha una percentuale da 3 migliore di quella di Thomas.
Facciamo 22 punti in 20 minuti e poi 31 in 10 quando Hawkins ne fa 18 da solo: vero che non esistono allenatori bravi senza bravi giocatori ma siccome i miracoli non si allenano anche vincendo oggi i dubbi sul nostro stato tecnico attuale non sarebbero stati sciolti.
Ci sarebbe a latere la buona notizia del debutto di Mo Taylor in Eurolega. Ma appunto in Eurolega. Dove sognamo e poi ci svegliamo e siamo noni in campionato.
Infine. Oggi nei 12 mancava per scelta societaria Bulleri che forse torna a Treviso a concludere l’anno. Epilogo non bello nella forma per una storia con Milano viziata fin dall’inizio da un equivoco.
Equivoco di cui abbiamo gi‡ parlato a lungo in passato: Bulleri “vittima” di una “congiura” mediatica che a un certo punto a cominciato a considerare un buon giocatore italiano come una superstar assoluta.
Due premi da MVP del campionato a dir poco opinabili nelle cifre, nel contesto e quindi nel merito hanno prodotto richieste economiche da superstar che a Treviso dove lo conoscevano meglio di tutti ritennero improponibili.
A Milano Bulleri Ë arrivato con stipendio da superstar e aspettative da superstar e banalmente Ë successo che ci si Ë accorti che lui non era una superstar e non lo era diventato per acclamazione pubblica e mediatica.
La prima stagione a Milano Ë stata la sua stagione migliore in carriera per statistiche ma poi gli infortuni e i problemi fisici hanno fatto si che il Bulleri di Milano sembrasse anche meno di un buon giocatore con il passare del tempo.
Il peso del suo stipendio quest’anno ha forse impedito che un ruolo defilato e fuori dai riflettori potesse diventare l’occasione per il rilancio: la sua partenza Ë forse la scelta migliore anche per lui ma appunto la forma offende il professionista che per tutti Ë sempre stato ineccepibile.